Un’inquietante dichiarazione del capo della Protezione Civile Bertolaso
Fra i quotidiani e le televisioni locali e nazionali che vogliono approfondire il fatto c’è RAI UNO MATTINA che mi invita a partecipare alla trasmissione di sabato 18 sulla sicurezza in mare. “Abbiamo invitato anche il direttore della Siremar Pietro Giglio”, mi informano gli autori. Così passo i giorni prima della trasmissione tentando di trovare argomenti a supporto dell’intuizione che da subito, a caldo, mi aveva portato a denunciare: “Non si può morire nel 2007 all’imbocco di un porto alle 9 di sera… non può essere solo un incidente, solo un caso”. Una frase stranamente molto simile a quella che verrà pronunciata il 24 agosto sul “Venerdì di Repubblica” dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Intervistato, infatti, sui problemi del traffico – aereo, ferroviario, eccetera – su quello navale commenta “caliamo un velo pietoso. Se un aliscafo va a sbattere su uno scoglio, in una manovra che compie dieci volte al giorno, non è un caso”.
Insomma, come viene garantita in Italia la sicurezza in mare? Esiste una cultura della sicurezza da paese evoluto, frutto di procedure e provvedimenti precisi, adottati con continuità giorno dopo giorno con senso di responsabilità? Esiste l’uso puntuale di tecnologie adatte a prevenire piccoli e grandi disastri per cui il margine di rischio si riduce al minimo e l’incidente avvenuto al Giorgione rientra in questi limitatissimi casi? O piuttosto, esiste solo una sicurezza burocratica, cartacea, del genere “sto a posto con la legge” ma in pratica ”si salvi chi può”? Una sicurezza solo di facciata dietro la quale si nasconde una situazione di rischio tale per cui, prima o poi, il morto ci doveva scappare?