Navigante avvisato, mezzo salvato
La maggior parte delle e-mail che sto ricevendo arrivano sulla pagina “4 – contatti”: quella, cioè, dove mi si può contattare in maniera anonima, senza apparire sul blog. Forse perché queste segnalazioni toccano temi delicati.
In molti, per esempio, continuano a scrivermi sul mancato recupero del “Giorgione”: “La sera dell’incidente – confermano – l’aliscafo non era affondato ma solo incagliato: come rivelano sia i filmati Rai che le foto riportate da tutti i giornali. E’ nel trainarlo via dalla scogliera che si è inabissato. Ma chi ha dato l’ordine di spostarlo con l’inevitabile conseguenza di mandarlo a fondo? Si è detto da qualche parte che l’iniziativa sarebbe stata presa per motivi di sicurezza. Ma se questo era lo scopo, sarebbe bastato che una pilotina della Polizia con segnale luminoso lo vigilasse per tutta la notte e l’indomani si sarebbe potuto provvedere al recupero: più facile con l’aliscafo in superficie. E adesso? Quel relitto, in parte affondato e in parte affiorante, malamente protetto e segnalato, è forse meno pericoloso? Perché, per garantire una vera sicurezza, nessuna istituzione si è sostituita alla Siremar effettuando direttamente il recupero e facendosi poi rimborsare dalla compagnia di navigazione, come consente la legge? Per esempio, perchè non l’ha fatto la Capitaneria?”
L’opportunità di rimuovere al più presto l’aliscafo semi-sommerso del quale appare solo il pennone, viene messa in risalto anche dall’inchiesta “L’aliscafo senza protezioni” di Rino Giacalone apparsa su La Sicilia del 12 settembre (vedi in “Documentazione e video” ). Il giornalista, infatti, nonostante le rassicurazioni della Capitaneria, fa notare che permane il rischio che qualcuno possa finire contro il relitto: “Un errore è sempre possibile, soprattutto per chi non è del luogo e per la prima volta fa ingresso con la barca al porto di Trapani. E alla fine dell’estate, oltre ai diportisti, sono molti i velisti stranieri che, nelle loro rotte, scelgono di fare una sosta in città… perciò il rischio non si deve escludere, soprattutto di notte quando la visibilità è ridotta e le luci del porto possono non essere sufficienti ai naviganti di passaggio”.
Ma ecco come gli risponde la Capitaneria: “Le segnalazioni del pericolo vengono trasmesse via radio da Trapani Radio, con cadenza fissa ai naviganti che hanno l’obbligo di informarsi e di ascoltare i bollettini”.
Dal punto di vista formale, dunque, l’Autorità Marittima, avvisando i naviganti del pericolo è “a posto con la legge”. Ma dal punto di vista della sicurezza concreta non sarebbe più opportuno eliminare il pericolo, anziché avvisare che c’è?
Ancora una prova, dunque, che in Italia manca una vera cultura della sicurezza. Forse perché più impegnativa, più laboriosa da ottenere rispetto a quella “formale”, più rapida da realizzare perché riduce anche le responsabilità. In questo caso, scaricandole in parte sul navigante che ha “l’obbligo di informarsi ”. Peggio per lui, quindi, se non lo fa: come si dice, uomo avvisato, mezzo salvato. Alla faccia dell’altra metà e delle moderne tecnologie che potrebbero salvarlo “per intero”.
Premetto che sono un Capitano di lungo corso con pochi anni di carriera lavorativa sulle spalle,e moltissimi anni più di venti con navigazione da diporto su barche e gommoni, fra l’altro il comandante del Giorgione era mio compagno di scuola al nautico di TP. Volevo solo dire, che a prescindere dalle colpe che al momento nessuno può stabilire se prima non si recupera il relitto (mentre io sto scrivendo stanno eseguendo il recupero) ogni volta che io rientro di notte nel porto di Trapani è per me difficilissimo in quanto il nuovo fanale verde quasi non si vede mimetizzandosi con le forti luci della città, e quello vecchio è ancora più visibile del nuovo ma con la nuova struttura frangiflutti ci porta completamente fuori rotta. Ricordo a tutti quanto fosse facile entrare nel porto di trapani prima delle modifiche effettuate. Secondo me bisogno modificare il tutto.
Capitano di lungo corso Giuseppe Livio