3 Ottobre 2007
Ottobre 3, 2007 di amicidipaola
Che cosa è successo quella notte?
Quella sera c’erano una cinquantina di responsabili delle operazioni in uno spazio del porto non accessibile al pubblico: fra questi, i magistrati, il capo della Capitaneria, il direttore generale della Siremar Pietro Giglio. Ed è stato proprio quest’ultimo che ha seguito le operazioni di recupero. Operazioni frutto di scelte avventate, superficiali, sbagliate, giustificata con motivi di sicurezza: cioè, il mezzo era di intralcio alla navigazione portuale.
GUARDATE LA FOTOGRAFIA e valutate voi stessi se il mezzo intralciava di più sugli scogli dove nessuna imbarcazione sarebbe mai andata a “navigare”, o dove è stato trasportato in tutta fretta quella notte ed è affiorante tuttora: cioè, dove appare la scritta RELITTO.
Ora il porto è più sicuro?
Sta di fatto che in piena notte, un rimorchiatore della SOMAT srl – quello di guardia che lavora per conto della Capitaneria – esce insieme ad altri due rimorchiatori forse chiamati dalla Siremar, fra i quali uno giallo, antinquinamento. Arrivati sul posto agganciano l’aliscafo e lo “strappano” dagli scogli, senza metterlo in sicurezza. Cioè, senza otturare la falla, senza nessun pallone galleggiante o altri accorgimenti che ne garantissero il galleggiamento.
Possibile che tra le persone che hanno effettuato quello “strappo” a nessuno sia venuto il dubbio che così l’aliscafo sarebbe andato a fondo? Possibile che nessuno prima di tirare il “Giorgione” abbia verificato com’era saldamente incastrata l’ala negli scogli? E’ proprio il distacco dell’ala, infatti, che ha ampliato la falla determinandone l’affondamento. Possibile che tra quella “gente di mare” nessuno sapesse che le regole della teoria navale e la prassi dell’arte marinaresca impongono, in caso di collisione tra due corpi, di non staccarli mai fra loro senza adeguata messa in sicurezza, perché il distacco, con l’inevitabile allargamento della falla, ne accelera la colata a picco? Possibile, insomma, che le diffide della Capitaneria inviate alla Siremar per rimuovere il mezzo, siano state interpretate dalla compagnia di navigazione nella persona dell’impassibile direttore Giglio come un’operazione da fare subito, di notte, di fretta, a qualunque costo: anche a costo di affondare il mezzo? Ed è possibile che questa “urgenza di garantire sicurezza” levando il “Giorgione” dalla scogliera, sia scomparsa al punto che, dopo due mesi, il relitto sta ancora in mezzo al porto dove chiunque può passarci sopra e entrarci dentro? Come risulta anche dalle fotografie riportate nel servizio di Blogosfere (vedi Documentazione e video). Perché è vero che la Capitaneria con l’ordinanza n. 73/2007 del 10 agosto vieta “la navigazione, l’ancoraggio, la sosta, la pesca marittima sia professionale che sportiva” nella zona in cui è affondato il “Giorgione”. Ma in realtà c’è chi sfreccia tranquillamente sull’aliscafo sommerso, senza che nessuno glielo impedisca: “Quest’estate sono passato diverse volte con il mio barchino sul relitto del Giorgione, proprio per vedere se qualcuno mi richiamava: per vedere se è possibile nella Repubblica Italiana passare sul corpo di un reato abbandonato lì da mesi, senza che nessuno intervenga. Una situazione assurda che anche l’ultimo marinaio di Trapani sa essere tale”.
Ma non è tutto. E’ vero che la Capitaneria con la stessa ordinanza vieta “qualunque attività marittima in genere, sia di superficie che in immersione, ad esclusione dei mezzi e personale impegnati nelle operazioni di recupero e delle FF.AA. e di Polizia”. Ma di fatto attualmente l’aliscafo non è sottoposto a sequestro probatorio. Il che significa che se qualcuno volesse rubare un seggiolino, un pezzo di ricambio o manometterlo, verrebbe solo multato - ammesso che venga scoperto - con una sanzione amministrativa: quella prevista dalla norma 1174 per chi viola un’ordinanza della Capitaneria di Porto. In caso di sequestro, invece, la magistratura avrebbe dovuto nominare un custode giudiziale che, in quanto responsabile di eventuali manomissioni al mezzo, sarebbe stato obbligato a piantonarlo giorno e notte. Custodia che in genere viene affidata alla Capitaneria.
Ma per il “Giorgione” verrà ordinato il sequestro probatorio solo dopo che il mezzo sarà stato recuperato.
E dove andrà in custodia giudiziale il “Giorgione”? Probabilmente nei cantieri DREPANUM dove già è in custodia l’ala presa sulla scogliera, e dove vengono eseguiti tutti i lavori di manutenzione ai mezzi della compagnia pubblica. Come mai? Forse quelli della DREPANUM sono cantieri particolarmente qualificati, visto che si occupano della manutenzione di quasi tutti i mezzi dello Stato: di Capitaneria, Carabinieri, Polizia, Finanza. Ma in questo caso, non sarebbe stato più opportuno disporre la custodia in un cantiere diverso da quello che ha effettuato i lavori sul corpo del reato?
Probabilmente anche a questo, come ai precedenti interrogativi sollevati dal blog, non ci sarà risposta. Ma l’inchiesta continua.
E mentre scrivo uno dei tanti “amici di Paola” mi ha segnalato una notizia appena apparsa sull’Avvisatore Marittimo a proposito di un convegno tenuto il 26 settembre dall’IPSEMA (vedi Documentazione e video): “Gli incidenti mortali che nel prossimo futuro avverranno nei mari europei verranno investigati da un’autorità indipendente internazionale…” E’ il segno di un cambiamento?