17 Ottobre 2007
Ottobre 18, 2007 di amicidipaola
Chi ha ridotto così il “Giorgione”?
Mentre scrivo sono a Milano: l’11 ottobre, nella chiesa vicina alla casa dove viveva Paola, i suoi amici si sono riuniti per ricordarla.
Perciò, non ero a Trapani durante il recupero del Giorgione e non ho potuto vedere con i miei occhi l’aliscafo riemerso. Quello che ho visto dalle fotografie, però, è bastato a lasciarmi allibita: chi e quando ha ridotto l’aliscafo in quello stato?

Foto proveniente dal sito Siremar - per vedere l’immagine ingradita clicca qui

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Foto del recupero del Giorgione, per vedere l’immagine ingradita clicca qui
Se guardate infatti queste foto – soprattutto quelle del Giorgione prima dell’incidente tratte dal sito della Siremar, e quelle scattate dopo il recupero - salta subito agli occhi un fatto strano: oltre ai due buchi scuri nella fiancata anteriore destra dovuti al distacco dell’ala quando si è tentato di trainare l’aliscafo la notte dell’incidente, si vede anche un enorme squarcio sul tetto di poppa come se qualcosa, come un grosso pugno, l’avesse sfondato riducendolo a un mucchio di rottami. Com’è successo?
Qualcuno ha riferito che durante le operazioni di recupero da parte della Micoperi, per un errore nell’agganciamento delle fasce che lo collegavano alla gru, il mezzo era precipitato di nuovo in mare: e ribaltandosi nella caduta, era impattato con la poppa che si sarebbe squarciata. Episodio di cui non c’è traccia sulla stampa – che parla solo di un rinvio di 24 ore nelle operazione di recupero – ma che sembra poco plausibile.
Nelle foto, infatti, l’asse delle eliche è integro: se una cinghia avesse ceduto o l’aliscafo non fosse stato bene agganciato, invece, sarebbe dovuto ricadere proprio con la parte inferiore della poppa. Strano. Sta di fatto che le “voci di porto” ritengono poco attendibile l’ipotesi che il mezzo, cadendo, si sarebbe ribaltato: anche perché non trattandosi di una barchetta ma di un aliscafo lungo oltre una ventina di metri caduto dove il mare è profondo appena 7 metri, sembra difficile che abbia potuto ruotare sbattendo con la poppa a faccia in giù.
Quando è avvenuto, dunque, quello squarcio? Forse la notte stessa dell’incidente: quando è stato portato via frettolosamente dalla scogliera. O in seguito: quando la ditta Drepanum incaricata dalla Siremar, è andata con uno scafo Boston Wheeler e un piccolo pontone a recuperare l’ala rimasta incastrata sulla diga frangiflutti. In entrambi i casi, le due operazioni sono state dettate da un’urgenza della quale non c’è traccia scritta: non motivata, dunque, né dalle carte né dalla realtà dei fatti. A meno che il danno all’aliscafo non sia stato provocato mentre era sott’acqua per altri motivi, ancora ignoti. Spetterà ai periti nominati dalla Procura e a quelli della difesa del Comandante Scaduto, scoprirlo, spiegando anche che cosa può avere determinato lo stato in cui oggi si trova l’aliscafo che, chiaramente, non può dipendere dalla dinamica dell’incidente. In questa direzione, un provvedimento preso dalla Procura di Trapani, forse potrà aiutarli. Prima che il “Giorgione” fosse recuperato, infatti, i sommozzatori di Messina della Guardia Costiera hanno filmato sott’acqua l’intero scafo: e il procuratore Belvisi ha già richiesto il video, proprio per accertare le condizioni del relitto prima che il pontone della Micoperi lo riportasse in superficie. Filmati, prove, riscontri fondamentali. Comprese le fotografie del “Giorgione” che - come si legge sul La Sicilia (vedi Documentazione e video) - qualcuno della Capitaneria aveva inteso vietare, motivando tale divieto con disposizioni della magistratura. Che, invece, ha smentito di averlo dato.
E meno male: perché sono foto illuminanti di un recupero pieno di lati oscuri fin dalla notte in cui la Siremar lo ha avviato.
Sono entrato a piedi nel molo Isolella che era aperto anche se sui cancelli c’è un cartello di divieto di transito alle persone non autorizzate ed ho visto il “Giorgione” all’aperto, senza alcun telo di protezione che lo sigillasse. Nessuno mi ha fermato. Mi sono stupito per il mancato controllo anche perché chiunque di notte a piedi attraversando il molo Isolella che confina con il Cantiere Drepanum potrebbe agire indisturbato.
Mi domando: ora che l’aliscafo è stato recuperato… non dovrebbe essere sotto sequestro e custodito?
F. Di Lillo
Gentile signora Serena Romano
Abbiamo ricevuto incarico da parte del Cantiere Drepanum di tutelare giuridicamente l’onore il prestigio ed il patrimonio del predeto cantiere.
Invero avevamo ricevuto incarico già in precedenza, ed avevamo predisposto altra lettera che, poi, i nostri clienti avevano soprasseduto dal pubblicare sul sito, per quieto vivere.
Ma ancora il 17 ottobre Ella posta sul suo blog chiamando ancora una volta in causa il cantiere Drepanum.
E’ ora che Lei la smetta di dire cose inesatte.
Avevamo già affidato alla prima missiva la vicinanza al Suo dolore, non solo degli scriventi ( uno di noi ha avuto il piacere e l’onore di conoscere Sua sorella a Marettimo ), ma anche dei nostri clienti, e sentiamo di dire cosa esatta se diciamo di tutta la cittadinanza di Trapani.
Ci creda siamo uomini di mare, abituati a viverlo ogni giorno.
La morte in mare è evento che ogni volta evoca in noi paure mai completamente superate.
E’ però, cara signora, ci consenta di rivolgerci a Lei da avvocati.
Come può sentire “voci di porto” dentro la “chiesa vicina alla casa dove viveva Paola”.
E se, come è ovvio, Lei non può sentirle, allora valuti di scegliersi suggeritori meno “interessati” o meno “incompetenti”, ovvero ancora meno “sciocchi”.
La dinamica dell’incidente è, al momento, al vaglio della magistratura.
E’ doveroso astenersi da ogni interferenza.
Ed il Suo dolore, per quanto meritevole del nostro rispetto, cui ci accomuniamo, non può consentirLe deroghe di lucidità che si manifestino in diffamazioni o calunnie.
Lei non deve citare la ditta Drepanum se non ha cose serie da dire.
Lei non può scegliere di “disinformarsi” e forte del Suo deficit di informazione evocare sempre alla ribalta la ditta Drepanum.
L’ala dell’aliscafo era rimasta incastrata sulla scogliera, visibile da tutti e fotografata da tutti.
Lontana decine e decine di metri dal luogo ove l’aliscafo affondato è stato recuperato.
La Capitaneria di Porto ne ha deciso la rimozione.
Se la sig.ra Romano ha qualcosa di ridire ne parli con la Capitaneria, ricorra al TAR, faccia ciò che vuole, ma la smetta di dire sciocchezze, mettendo insieme un motoscafo di cinque metri utilizzato per spostarsi dentro il porto con l’ala di un aliscafo.
La sig.ra Romano ha il diritto di non conoscere il peso e le dimensioni di una ala di aliscafo, ma è pregata di informarsi prima di pronunciare o di scrivere il nome della ditta da noi assistita.
La scusa della disinformazione non autorizza a citare il nome di ditte che lavorano con riconosciuta professionalità in un settore assai specialistico.
Il tempo della paziente comprensione del dolore è finito.
Ogni ulteriore gratuito attacco all’onore della nostra assistita sarà perseguito nelle sedi opportune.
E, già che la sig.ra Romano sembra privilegiare la cultura dei “sospetti” e delle spiegazioni “soprannaturali” a quella della dimessa applicazione della intelligenza sui dati concreti, Le suggeriamo di attingere ad informazioni serie sullo squarcio visibile a poppavia del baglio dell’aliscafo.
La sera del drammatico incidente, la Capitaneria di Porto coordinò il salvataggio, che interessò rimorchiatori ( non della ditta Drepanum per buona pace della sig.ra Romano ) che, nel tentativo di disincagliare l’aliscafo, con un cavo di acciaio strapparono parte della coperta, così come documentato dalla foto. Altro che il pugno di un invisibile gigante.
Infine, sig.ra Romano, desideriamo dirLe un’ultima cosa.
Svolgiamo attività professionale nella nostra città da molti anni e sappiamo quello che diciamo.
Le indagini sull’incidente sono coordinate da un magistrato intelligente, preparato e motivato come nessun’altro può esserlo in misura maggiore.
Il magistrato si coadiuva di tecnici esperti che hanno già esaminato in lungo ed in largo i reperti.
Siamo certi che sarà in grado di pervenire alla ricostruzione del sinistro senza che Lei, o chi tramite Lei, cerchi di confondere i fatti, fantasticando chissà quali imprecisioni, o buttando fango su soggetti assolutamente estranei alla vicenda.
Accolga l’invito di venirsi a fare un giro a Trapani; Guardi con i Suoi occhi i luoghi e si faccia una idea.
A Trapani ci sono una decina di cantieri tra piccoli e più grossi.
Le maestranze si contano sulle dita di poche mani.
Non si stupisca se il mezzo poteva essere ricoverato soltanto in uno fra due o tre cantieri.
Ha fatto bene il magistrato a scegliere un cantiere piuttosto che l’altro, ma avrebbe fatto ugualmente bene a scegliere l’altro; Non sarebbe cambiato nulla.
Quello che l’aliscafo potrà dire sulla dinamica lo ha già detto quando è stato ripreso dai sommozzatori della Capitaneria di Messina.
Tutto il resto è flatus vocis.
Sfoghi il Suo dolore in maniera più utile possibile a trovare la Sua pace, anche indagando e sollecitando l’attenzione, ma non è portando gratuito dolore e dispiacere a persone estranee che accellererà i tempi della sua serenità.
Porgiamo saluti.
avvocati Giuseppe Corso e Stefano Paolo Genco