31 Dicembre 2007
Dicembre 31, 2007 di amicidipaola
“Cara Signora” - “Egregio Presidente della Repubblica”
“Cara Signora, con grande tristezza ed irrefrenabile rabbia ho seguito
la vicenda che vi ha travolti. Provo una profonda ammirazione nei
vostri confronti per la battaglia che, in nome di Paola, state portando
avanti.
Io lavoro, anzi, lavoravo nel settore dei trasporti marittimi
(Alilauro SpA) come marinaio e insieme ad altri compagni siamo stati
tutti licenziati per aver semplicemente chiesto sicurezza, non tanto
per noi dell’ equipaggio, ma proprio per quelle tante persone, che,
come Paola, usano i nostri mezzi. La mia storia e quella dei miei
colleghi è meglio descritta nell’allegato che vi invio.
Io ho provveduto già da Maggio 2007 ad inviare lettere ai massimi organi
dello Stato per far conoscere la mia storia e le condizioni di
lavoro alle quali è sottoposto tutto il personale
marittimo.
Al giorno d’oggi non ho ancora ricevuto risposta da queste
istituzioni; le stesse che sono pronte, invece, ad usare per squallidi
motivi le morti di quei lavoratori che perdono la vita solo per
guadagnarsi con tanto sacrificio il pane”.
firmato: Francesco Di Munno
Quello che avete appena letto è un commento alla pagina del 22 dicembre del blog “Amici di Paola”.
Senza entrare per ora nel merito della questione – visto che il signor Di Munno è in causa con la società che lo ha licenziato – ho voluto riportare qui questo commento per due motivi.
Primo: perché “le morti di quei lavoratori che perdono la vita solo per guadagnarsi il pane” sono le “morti bianche” alle quali è andato anche il mio pensiero nell’ultimo articolo di questo terribile 2007 scritto nella pagina del blog intitolata “A proposito di…”
Secondo: perché, nessuno di coloro ai quali questo marittimo si è rivolto lo ha degnato di una risposta, benchè alcuni di essi stiano alimentando il bla-bla mediatico della sicurezza attraverso giornali e televisioni.
Francesco Di Munno, infatti, ha scritto e inviato la documentazione che lo riguarda non solo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma anche al Presidente della Camera Bertinotti, al Ministro dei Trasporti Bianchi, alla dottoressa Battistoni del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali, al dottor Ennio Cascetta assessore ai Trasporti della Regione Campania. Inoltre, scrive Di Munno: “per l’impegno che questi partiti dicono di avere per le cosiddette “morti bianche” ho informato anche la redazione di Rifondazione Comunista, la redazione di Comunisti Italiani, l’onorevole Diliberto e ho dato la mia documentazione nella mani dell’onorevole Marco Rizzo dei Comunisti Italiani”.
Forse a giugno – data delle missive - l’argomento non era ancora di attualità? Chissà. Sta di fatto che ad agosto è morta mia sorella; nel frattempo sono aumentati i decessi per mancanza di rispetto delle norme di sicurezza; e oggi, ultimo giorno di questo 2007, è finito anche il settimo operaio ustionato nella fabbrica di Torino. Così ora il tema è diventato di moda e magari qualche destinatario della lettera di Di Munno, cliccando su internet parole come “morti bianche” e sicurezza in mare” potrebbe finirci sù: per questo l’ho pubblicata qui di seguito insieme a parte degli allegati che la accompagnano (riportati in “Documentazione e video”).
On. Giorgio Napolitano
Le scrivo queste poche righe per esprimere tutta la mia desolazione e amarezza circa un problema che affligge il mondo del lavoro, provocando poi, innumerevoli disgrazie. Si tratta della sicurezza sui luoghi di lavoro, problema verso il quale Lei stesso, più volte, ha espresso una profonda sensibilità.
La sicurezza sui luoghi di lavoro, Lei m’insegna, è importantissima; ancora oggi, purtroppo, non è tenuta in considerazione nella giusta misura e con i dovuti mezzi.
E’ per questo motivo che io e altri tre compagni di lavoro siamo stati licenziati!
Sì, signor Presidente : l i c e n z i a t i ! La nostra unica colpa è di aver posto il problema.
Le dico , brevemente, che io lavoravo da ben 26 anni come marinaio presso una società di navigazione privata del Golfo di Napoli, che forse ben conosce: l’Alilauro S.p.A., presieduta dall’ex senatore Salvatore Lauro.
Posso dire, che in tutti questi anni, ho svolto il mio lavoro ( che tra l’altro mi piace ) con serietà, onestà e professionalità e, senza peccare di presunzione, il tutto documentato da lettere di encomio da parte della suddetta società. I compagni di lavoro mi hanno delegato quale loro rappresentante per la CGIL, proprio perché consapevoli che, chi li avrebbe difeso nelle diatribe contrattuali, avrebbe portato avanti la lotta con cognizione di causa, senza timore e con coscienza di quei principi e di quei valori dai quali, spesso e volentieri, ci allontaniamo perché travolti dagli eventi e dalla frenesia del nostro tempo.
Tornando al mio caso specifico Le vorrei raccontare in breve l’accaduto, ma ciò solo per esprimere quanto ancora, al giorno d’oggi ci facciamo scudo di discorsi fatti di belle parole ma che poi, nella sostanza, risultano estremamente superficiali e inutili, in special modo quando accadono eventi spiacevoli che potevano essere evitati.
Il 9 gennaio u. s. dopo una giornata di lavoro intensa, cominciata alle 6.00 del mattino da Napoli per Ischia, andata e ritorno, senza momenti di sosta e, che si stava concludendo alle ore 16.00 circa, veniva comunicato all’equipaggio dal comandante che l’orario di lavoro avrebbe dovuto proseguire per altro tempo non precisato, in quanto occorreva sostituire un catamarano in avaria sulla tratta Napoli-Sorrento-Capri, tornare indietro e ovviamente ormeggiare il battello per la notte.
Non si era nuovi a questo tipo di comunicazioni improvvise che spesso e volentieri ci imponevano, per cui non si sapeva mai quando sarebbe finita la giornata di lavoro! Occorre considerare che, in questa occasione il ns. comandante era sveglio dalle 03.00 del mattino in quanto proveniva da Ischia e, quindi, avrebbe protratto il suo turno di lavoro fino alle 20.00 e passa.
Forse Lei non sa, Signor Presidente , che questo tipo di imbarcazione trasporta fino a 350 passeggeri e raggiunge una velocità di 35 nodi e che il “nostro” golfo è secondo solo alla Baia di Hong Kong per traffico di imbarcazioni. Situazione davvero pericolosa! L’equipaggio si è reso subito conto che era meglio desistere dal protrarre oltre la giornata di lavoro, non per negligenza, ma per il diritto che ha ogni passeggero di viaggiare con serenità e sicurezza.
Sollevando la questione sicurezza, a questo punto è sorto per noi “il problema”. Il comandante veniva obbligato dall’amministrazione della Società a trascrivere immediatamente la nostra “disobbedienza” sul Giornale di Bordo, senza neppure ascoltare le ragioni di tale rifiuto. Di conseguenza, ci siamo recati alla Capitaneria del Porto di Napoli per dichiarare l’accaduto.
A ciò è seguita per noi un’azione disciplinare ( ovviamente impostata “come esempio” da non seguire per tutti gli altri lavoratori dell’azienda ) che ci ha condotti al licenziamento, motivando il tutto come:”…mancanza di fiducia nei confronti della Società.”!!! Ora come ora mi chiedo: sarebbe stato forse meglio chinare la testa e fare finta di niente, ancora una volta, augurandosi che non accadesse nulla di estremo, oppure sollevare il problema, guidati esclusivamente dal nostro buonsenso, e considerando che non ci sono solo gli interessi della Società, ma anche vite umane?
Chiaramente, è iniziata, per contro, un’azione legale che certamente non si concluderà in breve tempo e, soprattutto dagli esiti incerti; perché purtroppo la legge non è uguale per tutti, soprattutto quando si ha a che fare con persone ricche e potenti. Così a 47 anni mi ritrovo senza lavoro.
In tutto questo, il mio sindacato, che all’inizio aveva spronato noi tutti per far comprendere alcuni nostri diritti, alla fine ci ha abbandonato, sia per mantenere gli equilibri con le altre organizzazioni sindacali e sia per non rompere definitivamente i contatti con l’azienda.
I miei colleghi, già reticenti nei confronti del “sindacato”, sono rimasti terrorizzati, dopo questi episodi e nelle stragrande maggioranza si sono tirati indietro, lasciando noi quattro da soli.
Vede, Signor Presidente, anche 1000 euro per un lavoratore, in una terra così affamata di lavoro, sono importanti e necessari per la sopravvivenza quotidiana.
La cosa che più mi fa rabbia e mi demoralizza è l’assuefazione di quegli organi di controllo, pagati da tutti noi, i quali invece di controllare e di applicare la legge, spesso sonnecchiano o per così dire, sono sordi e ciechi per la salvaguardia della vita umana a bordo.
Gentilissimo signor Presidente, come avrà di certo inteso il mio è più uno sfogo a livello morale per tutte quelle ingiustizie che colpiscono coloro che lavorano e che nonostante tutto lo fanno con dignità; penso, inoltre, che noi abbiamo l’obbligo morale verso i più giovani di trasmettere quei valori che non sempre ( mi perdoni ) vengono dati dalle istituzioni come esempio da seguire.
Allego alla presente copia della comunicazione di licenziamento, dell’encomio e di intercorsa corrispondenza con l’azienda dalla quale, chiaramente, si evince la mia onestà nel consegnare nelle mani del legittimo proprietario il ritrovamento di un titolo al portatore di € 50.000.
Fiducioso di un Suo riscontro, Le porgo anticipatamente distinti saluti e La ringrazio per la disponibilità concessami.
Gentilissima Sig.ra Romano,
ho letto la lettera apparsa sul blog che riguarda l’ingiusto licenziamento del lavoratore marittimo della compagnia Alilauro e, mio malgrado, sono rimasta molto sorpresa. Io infatti, viaggio molto spesso con i mezzi di navigazione di tale compagnia per lavoro e sono ben noti i disagi a cui sono sottoposti coloro che lavorano in questo settore.
Si possono solo immaginare (e adesso sono stati confermati dal sig.re Di Munno) gli orari estenuanti dei marittimi che tra l’alto si devono anche improvvisare ormeggiatori; infatti al porto di Forio devono scendere a terra con il battello in movimento per attraccare l’aliscafo.
Non dovrebbe essere compito della Capitaneria tutelare la sicurezza e controllare gli orari di lavoro dei marittimi?…. ma molto spesso è distratta!
Infatti in base alla legge 271, gli orari di lavoro devono essere annotati sull’unico documento ufficiale, che è il giornale nautico, e, a riscontro del vero, sono le chiamate di entrata e di uscita effettuate alla Capitaneria dai comandanti che sono obbligati a dare il loro nominativo e quello dell’ imbarcazione.
Tutto ciò credo che non avvenga, altrimenti la Capitaneria avrebbe dovuto rendere più umane e sopportabili le condizioni di lavoro a bordo, e soprattutto più efficienti i mezzi di trasporto che per noi pendolari, spesso e volentieri, sono mortificanti e insicuri.
A testimonianza di ciò, un fatto che è accaduto qualche tempo fa in cui un catamarano della suddetta società, per causa di un’avaria, è rimasto bloccato in mezzo al porto di Ischia , impedendo, tra l’altro anche l’entrata e l’uscita di altri mezzi, fino all’intervento di un altro catamarano che provvedeva a rimorchiarlo fino alla banchina, sotto gli occhi “ciechi” della Capitaneria che, dal loro bel ufficio sul porto, non hanno visto, né sentito niente.
Allego a ciò, una lettera di testimonianza diretta di una mia compagna di viaggio.
DANIELA
pendolari.netsons.org/blog/
E’ lecito o no ?
Oggi ho preso l’aliscafo Alilauro delle 14,20 dal Beverello ad Ischia. Visto il fine settimana, bene ha fatto la compagnia a predisporre 2 aliscafi: uno per Forio (catamarano) e uno per Ischia (Anna Maria Lauro). Ambedue sono partiti allo stesso orario, ma, all’uscita dal porto, l’Anna Maria si è inspiegabilmente fermato. Avviso del comandante: ” Si avvisano i passeggeri che dobbiamo dare assistenza al natante della compagnia. Si prega di restare seduti”. In effetti anche il catamarano era fermo all’uscita dal porto. Un suono lungo di sirena (abbastanza impressionante) avvisava i marinai di tenersi pronti ad intervenire ed alcuni di loro, correndo ai posti di manovra, dicevano testuali parole: ” Questa è la volta buona che la Capitaneria ci arresta”. I due mezzi si sono affiancati paurosamente per circa 15 minuti, fermi, urtandosi fra loro, ma, oltre al solito annuncio del comandante di restare seduti, nessuno dei passeggeri sapeva cosa stesse succedendo. Il traffico di ingresso e uscita dal porto era paralizzato. Mi aspettavo di vedere le motovedette della Capitaneria venire in soccorso del catamarano, ma invano. Poi i natanti hanno ripreso la navigazione. Domanda: è lecito tutto ciò? La sicurezza per i passeggeri era conforme alle norme della Legge 626? La capitaneria è stata avvertita dell’inconveniente tecnico del catamarano? La torre di controllo del porto ha segnalato l’incidente? Mi sono sentita un topo in gabbia e, vi assicuro, ho tremato, e non solo io.
Maria Luisa
Leggendo il settimanale Panorama ho scoperto l’esistenza di questo blog. Sono purtroppo da anni un marittimo, anello debole di una catena composta da armatori, capitanerie, sindacati ed IPSEMA (organo che dovrebbe tutelare la nostra salute che ha ai suoi vertici i nostri rappresentanti sindacali, che serve solo a liquidarci economicamente i periodi di malattia chiudendo gli occhi sulle navi che contengono amianto e sull’aumento di infartuati in campo marittimo).
I nostri politici si indignano quando un lavoratore extra-comunitario lavora più di 12 ore al giorno e non si indignano per un accordo scellerato firmato dai nostri sindacati confederali il 30/05/2007 che in barba alle normative internazionali prevedono per i viaggi nazionali un arco lavorativo di più di 14 ore al giorno. Forse noi marittimi abbiamo delle doti sovrannaturali (perché il ministero delle infrastrutture non interviene come previsto dai regolamenti internazionali).
Gli armatori hanno tutto l’interesse a ridurre l’equipaggio anche perché quando si è in mezzo al mare ci si deve arrangiare, il personale non si ribella perché c’è sempre qualcuno pronto a sostituirlo, questo si traduce in un carico di ore lavorativo sempre più insostenibili.
Giornalmente, settimanalmente e mensilmente i regolamenti di sicurezza prevedono delle prove e dei controlli da fare, i risultati delle prove sono annotati su appositi registri e firmati. Le carenze riscontrate durante i controlli dovrebbero essere evidenziate, se lo si fa ci sono pressioni (fino allo sbarco) da parte dell’armatore che ha tutto l’interesse a non spendere soldi anche perché alcune carenze comportano il fermo della nave fino a che non si ripristina l’anomalia, se non lo si fa, si firma il falso sperando che non succeda niente (tutto ciò dipende dalla nostra coscienza, dal valutare se ciò può comportare danni al personale, ai passeggeri ed all’ambiente).
Il registro orario di lavoro non viene controllato a dovere dalle categorie, in molti registri non viene scritta la verità anche perché alcuni orari di linea non permettono il rispetto della legge. Un caso emblematico è quello di un comandante che su un traghetto che parte da Trapani per Pantelleria alle 23:59, su registro orari di lavoro annota che alle 24:00 tutto il personale va a riposare ( forse la nave parte da sola, è telecomandata).
Sorge spontanea una domanda, ma il marittimo perché non si ribella a questo stato di cose? Perché lavora più di 14 ore al giorno ?
La risposta è semplice, la nostra giornata lavorativa non è di 6h e 40m, ma di 8h, la politica sindacale in combutta con gli armatori ha tenuto basso il valore della paga base elargendo straordinari per cui al momento in cui si toglie lo straordinario il bilancio familiare va in crisi.
Un’altra cosa che mi indigna è il caso dei tre marittimi licenziati dalla ALILAURO solo perchè dopo una giornata di lavoro non si sono sentiti fisicamente di lavorare in sicurezza per un ulteriore viaggio. Non sono indignato per il comportamento di ALILAURO, quanto per il disinteresse del sindacato (intervenuto con mesi di ritardo ), per il silenzio della Capitaneria di Porto di Napoli, del ministero dei trasporti e del nostro Presidente della Repubblica.
A questo punto, a malincuore, devo ammettere che anche io, supererò le ore lavorative, falsificherò registri ed orari di lavoro, annoterò sui registri che tutto funziona regolarmente, perché sarò sempre e solo io a pagare, ed allora meglio rischiare una denuncia che il licenziamento.
Firmato: “Anonimo” per forza e non per scelta.
Faccio il marittimo e vorrei spendere qualche parola riguardo i mezzi veloci che al contrario dei traghetti non hanno cabine per l’equipaggio . Per questo motivo oltre alle normali 12-14 ore di servizio bisogna considerare anche il tempo impiegato per il ritorno a casa, diciamo 2 ore? E siamo a 14 o 16 ore. Rimangono ancora 8 ore da utilizzare per pulizia personale, la famiglia, ed il riposo quindi ripartire di nuovo per una nuova giornata .
Il giorno di riposo non sempre è settimanale. Anzi in certi casi se non si richiede. Puoi anche lavorare per un mese di seguito senza che ti venga dato il cambio. In pratica coincidono due interessi: l’armatore che con il lavoro straordinario risparmia il costo di altro personale ed il marittimo che non avendo un contratto stabile tende a guadagnare il massimo nel periodo di imbarco facendo più straordinario possibile. Il registro dell’orario di lavoro anche se controllato, non impedisce ad un marittimo volenteroso o un armatore autoritario di far iniziare il lavoro su di un battello facendo 8 ore e continuare su di un altro battello per altre 8 ore: su i registri di bordo risulterà che il marittimo ha lavorato molto meno e ad un eventuale controllo tutto risulterà nella norma perché non mi sembra che siano previsti controlli incrociati.
Saluti
Antonio