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	<title>Commenti a: 31 Dicembre 2007</title>
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	<description>Verità e giustizia per Paola Romano</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 00:44:02 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Antonio</title>
		<link>http://amicidipaola.wordpress.com/2007/12/31/31-dicembre-2007/#comment-106</link>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 19:37:46 +0000</pubDate>
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		<description>Faccio il  marittimo e vorrei spendere qualche parola riguardo i mezzi veloci  che al contrario dei traghetti  non hanno  cabine per  l’equipaggio . Per questo motivo  oltre alle normali 12-14 ore di  servizio bisogna considerare anche il tempo impiegato per il ritorno a casa, diciamo 2 ore? E siamo a 14 o 16 ore. Rimangono ancora 8 ore  da utilizzare per pulizia personale, la  famiglia, ed il riposo quindi ripartire di nuovo per una nuova giornata .

Il giorno di  riposo non sempre è settimanale. Anzi in certi casi se non si richiede. Puoi anche lavorare per un mese di seguito senza  che ti venga dato il cambio. In pratica coincidono due interessi:  l’armatore che con il lavoro straordinario risparmia il costo di altro personale ed il marittimo che non avendo un contratto stabile tende a guadagnare il massimo nel periodo di imbarco facendo più straordinario possibile. Il registro dell’orario di lavoro anche se controllato, non impedisce ad un marittimo volenteroso o un armatore autoritario di far iniziare il lavoro su di un battello facendo 8 ore e continuare su di un altro battello per altre 8 ore: su i registri di bordo risulterà che il marittimo ha lavorato molto meno e ad un eventuale  controllo tutto risulterà nella norma perché non mi sembra che siano previsti controlli incrociati.


Saluti 
Antonio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio il  marittimo e vorrei spendere qualche parola riguardo i mezzi veloci  che al contrario dei traghetti  non hanno  cabine per  l’equipaggio . Per questo motivo  oltre alle normali 12-14 ore di  servizio bisogna considerare anche il tempo impiegato per il ritorno a casa, diciamo 2 ore? E siamo a 14 o 16 ore. Rimangono ancora 8 ore  da utilizzare per pulizia personale, la  famiglia, ed il riposo quindi ripartire di nuovo per una nuova giornata .</p>
<p>Il giorno di  riposo non sempre è settimanale. Anzi in certi casi se non si richiede. Puoi anche lavorare per un mese di seguito senza  che ti venga dato il cambio. In pratica coincidono due interessi:  l’armatore che con il lavoro straordinario risparmia il costo di altro personale ed il marittimo che non avendo un contratto stabile tende a guadagnare il massimo nel periodo di imbarco facendo più straordinario possibile. Il registro dell’orario di lavoro anche se controllato, non impedisce ad un marittimo volenteroso o un armatore autoritario di far iniziare il lavoro su di un battello facendo 8 ore e continuare su di un altro battello per altre 8 ore: su i registri di bordo risulterà che il marittimo ha lavorato molto meno e ad un eventuale  controllo tutto risulterà nella norma perché non mi sembra che siano previsti controlli incrociati.</p>
<p>Saluti<br />
Antonio</p>
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		<title>Di: anonimo</title>
		<link>http://amicidipaola.wordpress.com/2007/12/31/31-dicembre-2007/#comment-103</link>
		<dc:creator>anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 22:16:30 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendo il settimanale Panorama ho scoperto l'esistenza di questo blog. Sono purtroppo da anni un marittimo, anello debole di una catena composta da armatori, capitanerie, sindacati ed IPSEMA (organo che dovrebbe tutelare la nostra salute che ha ai suoi vertici i nostri rappresentanti sindacali, che serve solo a liquidarci economicamente i periodi di malattia chiudendo gli occhi sulle navi che contengono amianto e sull'aumento di infartuati in campo marittimo).
I nostri politici si indignano quando un lavoratore extra-comunitario lavora più di 12 ore al giorno e non si indignano per un accordo scellerato firmato dai nostri sindacati confederali il 30/05/2007 che in barba alle normative internazionali prevedono per i viaggi nazionali un arco lavorativo di più di 14 ore al giorno. Forse noi marittimi abbiamo delle doti sovrannaturali (perché il ministero delle infrastrutture non interviene come previsto dai regolamenti internazionali).
Gli armatori hanno tutto l'interesse a ridurre l'equipaggio anche perché quando si è in mezzo al mare ci si deve arrangiare, il personale non si ribella perché c'è sempre qualcuno pronto a sostituirlo, questo si traduce in un carico di ore lavorativo sempre più insostenibili.
Giornalmente, settimanalmente e mensilmente i regolamenti di sicurezza prevedono delle prove e dei controlli da fare, i risultati delle prove sono annotati su appositi registri e firmati. Le carenze riscontrate durante i controlli dovrebbero essere evidenziate, se lo si fa ci sono pressioni (fino allo sbarco) da parte dell'armatore che ha tutto l'interesse a non spendere soldi anche perché alcune carenze comportano il fermo della nave fino a che non si ripristina l'anomalia, se non lo si fa, si firma il falso sperando che non succeda niente (tutto ciò dipende dalla nostra coscienza, dal valutare se ciò può comportare danni al personale, ai passeggeri ed all'ambiente).
Il registro orario di lavoro non viene controllato a dovere dalle categorie, in molti registri non viene scritta la verità anche perché alcuni orari di linea non permettono il rispetto della legge. Un caso emblematico è quello di un comandante che su un traghetto che parte da Trapani per Pantelleria alle 23:59, su registro orari di lavoro annota che alle 24:00 tutto il personale va a riposare ( forse la nave parte da sola, è telecomandata).
Sorge spontanea una domanda, ma il marittimo perché non si ribella a questo stato di cose? Perché lavora più di 14 ore al giorno ?
La risposta è semplice, la nostra giornata lavorativa non è di 6h e 40m, ma di 8h, la politica sindacale in combutta con gli armatori ha tenuto basso il valore della paga base elargendo straordinari per cui al momento in cui si toglie lo straordinario il bilancio familiare va in crisi.
Un'altra cosa che mi indigna è il caso dei tre marittimi licenziati dalla ALILAURO solo perchè dopo una giornata di lavoro non si sono sentiti fisicamente di lavorare in sicurezza per un ulteriore viaggio. Non sono indignato per il comportamento di ALILAURO, quanto per il disinteresse del sindacato (intervenuto con mesi di ritardo ), per il silenzio della Capitaneria di Porto di Napoli, del ministero dei trasporti e del nostro Presidente della Repubblica.
A questo punto, a malincuore, devo ammettere che anche io, supererò le ore lavorative, falsificherò registri ed orari di lavoro, annoterò sui registri che tutto funziona regolarmente, perché sarò sempre e solo io a pagare, ed allora meglio rischiare una denuncia che il licenziamento.

Firmato: “Anonimo” per forza e non per scelta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo il settimanale Panorama ho scoperto l&#8217;esistenza di questo blog. Sono purtroppo da anni un marittimo, anello debole di una catena composta da armatori, capitanerie, sindacati ed IPSEMA (organo che dovrebbe tutelare la nostra salute che ha ai suoi vertici i nostri rappresentanti sindacali, che serve solo a liquidarci economicamente i periodi di malattia chiudendo gli occhi sulle navi che contengono amianto e sull&#8217;aumento di infartuati in campo marittimo).<br />
I nostri politici si indignano quando un lavoratore extra-comunitario lavora più di 12 ore al giorno e non si indignano per un accordo scellerato firmato dai nostri sindacati confederali il 30/05/2007 che in barba alle normative internazionali prevedono per i viaggi nazionali un arco lavorativo di più di 14 ore al giorno. Forse noi marittimi abbiamo delle doti sovrannaturali (perché il ministero delle infrastrutture non interviene come previsto dai regolamenti internazionali).<br />
Gli armatori hanno tutto l&#8217;interesse a ridurre l&#8217;equipaggio anche perché quando si è in mezzo al mare ci si deve arrangiare, il personale non si ribella perché c&#8217;è sempre qualcuno pronto a sostituirlo, questo si traduce in un carico di ore lavorativo sempre più insostenibili.<br />
Giornalmente, settimanalmente e mensilmente i regolamenti di sicurezza prevedono delle prove e dei controlli da fare, i risultati delle prove sono annotati su appositi registri e firmati. Le carenze riscontrate durante i controlli dovrebbero essere evidenziate, se lo si fa ci sono pressioni (fino allo sbarco) da parte dell&#8217;armatore che ha tutto l&#8217;interesse a non spendere soldi anche perché alcune carenze comportano il fermo della nave fino a che non si ripristina l&#8217;anomalia, se non lo si fa, si firma il falso sperando che non succeda niente (tutto ciò dipende dalla nostra coscienza, dal valutare se ciò può comportare danni al personale, ai passeggeri ed all&#8217;ambiente).<br />
Il registro orario di lavoro non viene controllato a dovere dalle categorie, in molti registri non viene scritta la verità anche perché alcuni orari di linea non permettono il rispetto della legge. Un caso emblematico è quello di un comandante che su un traghetto che parte da Trapani per Pantelleria alle 23:59, su registro orari di lavoro annota che alle 24:00 tutto il personale va a riposare ( forse la nave parte da sola, è telecomandata).<br />
Sorge spontanea una domanda, ma il marittimo perché non si ribella a questo stato di cose? Perché lavora più di 14 ore al giorno ?<br />
La risposta è semplice, la nostra giornata lavorativa non è di 6h e 40m, ma di 8h, la politica sindacale in combutta con gli armatori ha tenuto basso il valore della paga base elargendo straordinari per cui al momento in cui si toglie lo straordinario il bilancio familiare va in crisi.<br />
Un&#8217;altra cosa che mi indigna è il caso dei tre marittimi licenziati dalla ALILAURO solo perchè dopo una giornata di lavoro non si sono sentiti fisicamente di lavorare in sicurezza per un ulteriore viaggio. Non sono indignato per il comportamento di ALILAURO, quanto per il disinteresse del sindacato (intervenuto con mesi di ritardo ), per il silenzio della Capitaneria di Porto di Napoli, del ministero dei trasporti e del nostro Presidente della Repubblica.<br />
A questo punto, a malincuore, devo ammettere che anche io, supererò le ore lavorative, falsificherò registri ed orari di lavoro, annoterò sui registri che tutto funziona regolarmente, perché sarò sempre e solo io a pagare, ed allora meglio rischiare una denuncia che il licenziamento.</p>
<p>Firmato: “Anonimo” per forza e non per scelta.</p>
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		<title>Di: Daniela</title>
		<link>http://amicidipaola.wordpress.com/2007/12/31/31-dicembre-2007/#comment-102</link>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 17:15:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://amicidipaola.wordpress.com/2007/12/31/31-dicembre-2007/#comment-102</guid>
		<description>Gentilissima Sig.ra Romano,

ho letto la lettera apparsa sul blog che riguarda l’ingiusto licenziamento del lavoratore marittimo della compagnia Alilauro e, mio malgrado, sono rimasta molto sorpresa. Io infatti, viaggio molto spesso con i mezzi di navigazione di tale compagnia per lavoro e sono ben noti i disagi a cui sono sottoposti coloro che lavorano in questo settore.

Si possono solo immaginare (e adesso sono stati confermati dal sig.re Di Munno) gli orari  estenuanti dei marittimi che tra l’alto si  devono anche improvvisare ormeggiatori; infatti al porto di Forio devono scendere a terra con il battello in movimento per attraccare l’aliscafo.   

Non dovrebbe essere compito della Capitaneria  tutelare la sicurezza e controllare gli orari di lavoro dei marittimi?.... ma molto spesso è distratta!

Infatti in base alla legge 271, gli orari di lavoro devono essere annotati sull’unico documento ufficiale, che è il giornale nautico, e, a riscontro del vero, sono le chiamate di entrata e di uscita effettuate alla Capitaneria dai comandanti che sono obbligati a dare il loro nominativo e quello dell’ imbarcazione.

Tutto ciò credo che non avvenga, altrimenti la Capitaneria avrebbe dovuto rendere più umane e sopportabili le condizioni di lavoro a bordo, e soprattutto più efficienti i mezzi di trasporto che per noi pendolari, spesso e volentieri, sono  mortificanti e insicuri.

A testimonianza di ciò, un fatto che è accaduto qualche tempo fa in cui un catamarano della suddetta società, per causa di un’avaria, è rimasto bloccato in mezzo al porto di Ischia , impedendo, tra l’altro anche l’entrata e l’uscita di altri mezzi, fino all’intervento di un altro catamarano che provvedeva a rimorchiarlo fino alla banchina, sotto gli occhi “ciechi” della Capitaneria che, dal loro bel ufficio sul porto, non hanno visto, né sentito niente.

Allego a ciò, una lettera di testimonianza diretta di una mia compagna di viaggio.

 

DANIELA

 

pendolari.netsons.org/blog/

E’ lecito o no ?

Oggi ho preso l’aliscafo Alilauro delle 14,20 dal Beverello ad Ischia. Visto il fine settimana, bene ha fatto la compagnia a predisporre 2 aliscafi: uno per Forio (catamarano) e uno per Ischia (Anna Maria Lauro). Ambedue sono partiti allo stesso orario, ma, all’uscita dal porto, l’Anna Maria si è inspiegabilmente fermato. Avviso del comandante: ” Si avvisano i passeggeri che dobbiamo dare assistenza al natante della compagnia. Si prega di restare seduti”. In effetti anche il catamarano era fermo all’uscita dal porto. Un suono lungo di sirena (abbastanza impressionante) avvisava i marinai di tenersi pronti ad intervenire ed alcuni di loro, correndo ai posti di manovra, dicevano testuali parole: ” Questa è la volta buona che la Capitaneria ci arresta”. I due mezzi si sono affiancati paurosamente per circa 15 minuti, fermi, urtandosi fra loro, ma, oltre al solito annuncio del comandante di restare seduti, nessuno dei passeggeri sapeva cosa stesse succedendo. Il traffico di ingresso e uscita dal porto era paralizzato. Mi aspettavo di vedere le motovedette della Capitaneria venire in soccorso del catamarano, ma invano. Poi i natanti hanno ripreso la navigazione. Domanda: è lecito tutto ciò? La sicurezza per i passeggeri era conforme alle norme della Legge 626? La capitaneria è stata avvertita dell’inconveniente tecnico del catamarano? La torre di controllo del porto ha segnalato l’incidente? Mi sono sentita un topo in gabbia e, vi assicuro, ho tremato, e non solo io.

Maria Luisa

</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentilissima Sig.ra Romano,</p>
<p>ho letto la lettera apparsa sul blog che riguarda l’ingiusto licenziamento del lavoratore marittimo della compagnia Alilauro e, mio malgrado, sono rimasta molto sorpresa. Io infatti, viaggio molto spesso con i mezzi di navigazione di tale compagnia per lavoro e sono ben noti i disagi a cui sono sottoposti coloro che lavorano in questo settore.</p>
<p>Si possono solo immaginare (e adesso sono stati confermati dal sig.re Di Munno) gli orari  estenuanti dei marittimi che tra l’alto si  devono anche improvvisare ormeggiatori; infatti al porto di Forio devono scendere a terra con il battello in movimento per attraccare l’aliscafo.   </p>
<p>Non dovrebbe essere compito della Capitaneria  tutelare la sicurezza e controllare gli orari di lavoro dei marittimi?&#8230;. ma molto spesso è distratta!</p>
<p>Infatti in base alla legge 271, gli orari di lavoro devono essere annotati sull’unico documento ufficiale, che è il giornale nautico, e, a riscontro del vero, sono le chiamate di entrata e di uscita effettuate alla Capitaneria dai comandanti che sono obbligati a dare il loro nominativo e quello dell’ imbarcazione.</p>
<p>Tutto ciò credo che non avvenga, altrimenti la Capitaneria avrebbe dovuto rendere più umane e sopportabili le condizioni di lavoro a bordo, e soprattutto più efficienti i mezzi di trasporto che per noi pendolari, spesso e volentieri, sono  mortificanti e insicuri.</p>
<p>A testimonianza di ciò, un fatto che è accaduto qualche tempo fa in cui un catamarano della suddetta società, per causa di un’avaria, è rimasto bloccato in mezzo al porto di Ischia , impedendo, tra l’altro anche l’entrata e l’uscita di altri mezzi, fino all’intervento di un altro catamarano che provvedeva a rimorchiarlo fino alla banchina, sotto gli occhi “ciechi” della Capitaneria che, dal loro bel ufficio sul porto, non hanno visto, né sentito niente.</p>
<p>Allego a ciò, una lettera di testimonianza diretta di una mia compagna di viaggio.</p>
<p>DANIELA</p>
<p>pendolari.netsons.org/blog/</p>
<p>E’ lecito o no ?</p>
<p>Oggi ho preso l’aliscafo Alilauro delle 14,20 dal Beverello ad Ischia. Visto il fine settimana, bene ha fatto la compagnia a predisporre 2 aliscafi: uno per Forio (catamarano) e uno per Ischia (Anna Maria Lauro). Ambedue sono partiti allo stesso orario, ma, all’uscita dal porto, l’Anna Maria si è inspiegabilmente fermato. Avviso del comandante: ” Si avvisano i passeggeri che dobbiamo dare assistenza al natante della compagnia. Si prega di restare seduti”. In effetti anche il catamarano era fermo all’uscita dal porto. Un suono lungo di sirena (abbastanza impressionante) avvisava i marinai di tenersi pronti ad intervenire ed alcuni di loro, correndo ai posti di manovra, dicevano testuali parole: ” Questa è la volta buona che la Capitaneria ci arresta”. I due mezzi si sono affiancati paurosamente per circa 15 minuti, fermi, urtandosi fra loro, ma, oltre al solito annuncio del comandante di restare seduti, nessuno dei passeggeri sapeva cosa stesse succedendo. Il traffico di ingresso e uscita dal porto era paralizzato. Mi aspettavo di vedere le motovedette della Capitaneria venire in soccorso del catamarano, ma invano. Poi i natanti hanno ripreso la navigazione. Domanda: è lecito tutto ciò? La sicurezza per i passeggeri era conforme alle norme della Legge 626? La capitaneria è stata avvertita dell’inconveniente tecnico del catamarano? La torre di controllo del porto ha segnalato l’incidente? Mi sono sentita un topo in gabbia e, vi assicuro, ho tremato, e non solo io.</p>
<p>Maria Luisa</p>
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