11 Febbraio 2008
Febbraio 11, 2008 di amicidipaola
Per seguire meglio questo diario-inchiesta (che inizia con la data del 15 Agosto 2007) leggete le “Istruzioni d’Uso” qui accanto.
L’inchiesta continua
Non ho dimenticato la vicenda di mia sorella. Al contrario. L’attenzione che sto dedicando al problema rifiuti attraverso il blog “La verità delle contrade” è una scelta di impegno civile e di contro-informazione che proprio la morte di Paola ha riacceso e che mi ha fatto scoprire una strada forse utile anche per evitare altre morti assurde come la sua.
Come sa chi ci segue dall’inizio, il blog “Amici di Paola” ha rivelato finora come la sicurezza in mare – per lavoratori e passeggeri – sia più di facciata di quanto appaia dalle statistiche. Anche se i ritmi di lavoro massacranti cui sono sottoposti la maggior parte dei marittimi, gli scarsi controlli sul rispetto delle norme di sicurezza e l’uso inadeguato di costose tecnologie provocano un numero di morti inferiore a quello che si verifica a terra, ciò non significa che gli incidenti – che non rientrano nelle statistiche - siano pochi, che la qualità della vita di chi va per mare sia soddisfacente, che i rischi siano inesistenti e che non si potrebbe fare molto di più per garantire una maggiore sicurezza.
Queste considerazioni – forse perché non proprio campate in aria – hanno fatto sì che l’inchiesta sia stata seguita con attenzione: come dimostrano numeri, commenti e l’attenzione di giornalisti che operano nei media e sulla rete (elencati in “Documentazione e video” del blog). Sistematicamente assenti, invece, quelli che potrebbe fare qualcosa per modificare la situazione: politici, sindacati, organi di controllo. E non perché ignorano l’esistenza del blog come dimostrato dalle “strade di accesso” utilizzate per entrarvi.
L’inchiesta, comunque, continua: a giorni le ultime novità. Anche perché ciò che merita l’indifferenza del Parlamento italiano, talvolta attira l’attenzione di quello europeo: specie se i principi dettati dall’Europa non vengono recepiti dai paesi membri; se i beni da custodire – come le coste – fanno parte di un patrimonio comune; se le tecnologie utilizzate per proteggerle sono state acquistate anche con finanziamenti europei: come ho scoperto occupandomi dell’emergenza rifiuti sul blog “La verità delle contrade”.
Pochissimi sanno, per esempio, che il coperchio della pentola in cui imputridiva l’immondizia napoletana è stato sollevato per la prima volta nel 2004 grazie a una denuncia fatta alla Commissione europea da un comitato di magistrati e professori universitari presieduto da Raffaele Raimondi, presidente emerito aggiunto della Corte di Cassazione. Nell’intervista rilasciato al blog “la verità delle contrade” (nella seconda puntata dell’inchiesta “Olocausto rifiuti”), Raimondi dimostra, infatti, come aveva individuato già da allora quello che si doveva e non si doveva fare per uscire dall’emergenza, ma di avere anche intuito che il problema rifiuti non sarebbe mai stato affrontato dai politici italiani, se non fossero stati in qualche modo obbligati. E perciò si è rivolto all’Europa denunciando il disastro ambientale prodotto in Campania e le morti che si potevano evitare. Ma nonostante molti sappiano che cosa sta accadendo, non sembra che ci sia una reale volontà politica di cambiare rotta, nè un’adeguata informazione che spinga la gente a creare un gruppo di pressione per determinarla. Per questo è importante fare lo sforzo di leggere, di capire, di sapere, come io sto facendo quel che posso per informare. Anche in nome di Paola.