
A un anno dalla morte di Paola, la tragedia si ripete : ma non è una incredibile fatalità. E’ il realizzarsi di un’alta probabilità
A un anno dalla scomparsa di Paola volevo ricordare la sua morte che per molti versi, anche se apparentemente del tutto accidentale, è affine a quelle avvenute per lapidazione: rituale antico, spesso presente anche nell’ambigua realtà moderna dove sono tante le morti accidentali che si potrebbero evitare e che non trovano mai un responsabile perché, come nella lapidazione, molti lanciano pietre contribuendo alla morte della vittima, ma nessuno può individuare il sasso che è stato fatale. Così è avvenuto per la morte di Paola. Il comandante Scaduto che quella sera guidava il “Giorgione” è stato ritenuto responsabile di omicidio colposo per il quale ha patteggiato una condanna a 1 anno e dieci mesi con la condizionale. Ma è il vero colpevole o piuttosto un capro espiatorio? E’ l’unico che ha lanciato involontariamente la pietra che ha ucciso mia sorella o altri lo hanno fatto ma sono rimasti nell’ombra?
Così, mentre pensavo di ricordare Paola non solo affettivamente ma – per doveroso impegno civile – allineando sotto la data del 9 agosto di questo blog tutte le pietre che avevano contribuito a scagliare quell’aliscafo della Siremar contro la scogliera di Trapani, ecco che ieri, 7 agosto, la tragedia si ripete: nello stesso posto, alla stessa ora, con le stesse modalità. Una vicenda che suona come un terribile, inquietante “ve l’avevo detto io…” anche se non è così che volevo ricordare la morte di Paola. Anzi: l’intento dell’inchiesta avviata su questo blog era proprio scoprirne le vere cause per evitare che un disastro analogo si ripetesse. Invece, a distanza di un anno, non solo un altro analogo incidente in cui, come allora, solo per un miracolo è stata evitata una strage, ma anche la stessa inutile rappresentazione della “tragedia”: compresa l’apertura di inchieste da parte della Procura e della Capitaneria.
Ma questa volta, oltre al danno, almeno risparmiateci la beffa. Quale inchiesta e per scoprire che cosa? Quello che tutta la gente di mare – e non solo di mare – sa già e che è stato riportato con tanto di prove documentali e fotografiche a partire dal 15 agosto 2007 su questo blog? Quello che è stato ripetuto per l’ennesima volta proprio sull’ultimo “post” dove scrivevo che “la sicurezza – per lavoratori e passeggeri – è più di facciata di quanto appaia dalle statistiche” ? Non c’è bisogno di nessuna nuova inchiesta per sapere ciò che ho denunciato e documentato sul blog come sanno quelli che lo hanno visto. E che come me, sanno che l’ingresso di quel porto, da quando è stata fatta la nuova scogliera frangiflutti per riparare dal vento le barche dei miliardari, si è ristretto in maniera notevole. Sanno quanto sia difficile, di notte, tenere la rotta giusta e individuare il faro verde di entrata, perchè si confonde con le luci della città come mi avevano già denunciato molti comandanti. Ma soprattutto, come me, sanno che esiste una tecnologia denominata VTS in dotazione alle Capitanerie italiane o al corpo Piloti – una sorta di multavelox dei porti – che potrebbe garantire il rispetto della velocità o avvisare il comandante che si trova in rotta di collisione. Un sistema spesso inutilizzato o male utilizzato perchè non piace nè agli armatori, nè alle capitanerie, nè a chiunque altro lo abbia in gestione poichè obbliga a rallentare – e, quindi, a diminuire le corse – o ad aumentare il personale di controllo. Non a caso, utilizzato solo per le navi, non viene adottato per gli aliscafi anche se questi ormai sono grossi e veloci mezzi di trasporto molto più a rischio di quanto si voglia ammettere. Se a questo si aggiungono gli orari ingannevoli pubblicati da diverse compagnie di navigazione per strapparsi i clienti che costringono indirettamente i capitani a viaggiare sempre sotto pressione e con pesanti turni di lavoro effettivo, si spiega perchè l’incidente nel quale mia sorella ha perso la vita si sia ripetuto con le stesse modalità appena un anno dopo. Non solo: come si vede dal caso di Paola, è più facile sacrificare un capro espiatorio – il comandante dell’aliscafo – che rimuovere almeno una delle vere cause dell’incidente. E c’è da giurarci che sarà altrettanto per l’aliscafo dell’Ustica Lines.
Questo non significa, però, che la mia inchiesta – partita con l’intento di evitare altri disastri assurdi come quello in cui Paola ha perso la vita – può ritenersi inutile e conclusa. Al contrario, alla luce di questi ultimi fatti, l’inchiesta continua.
E’ veramente incredibile che la tragedia si sia ripetuta con le stesse modalità a un anno di distanza. Tutto quello che Serena ha continuamente e sistematicamente denuciato non è servito a nulla, nella indifferenza di tutti coloro che avrebbero dovuto agire.
Come dice Serena, per ricordare Paola è doveroso proseguire nell’inchiesta e nella denuncia.
Salve , mi chiamo Giuseppe, anche io sono nato nel Trapanese, e marinaio di professione.
Secondo me le cause sono due: la prima, la scogliera non ha un segnale luminoso ( fanale verde ) adeguato, alla stessa scogliera, e quindi è non visibile, specialmente dopo la traversata quando gli aliscafi hanno i vetri sporchi dovuti a spruzzi d’acqua salata; lo stesso fanale dovrebbe essere localizzato nell’estrema punta della stessa scogliera, e installare dei proiettori dallo stesso punto dove dovrebbe essere il fanale , in direzione contraria all’imboccatura, in modo che si puo vedere tutta la scogliera, senza avere una illusione ottica delle luci della città.
La seconda cosa è che purtroppo tutti i capitani di lungo corso, a parte la teoria studiata a scuola ( nautico ) non hanno la stessa esperienza di un marinaio come noi, che abbiamo iniziato la nostra carriera marinaia sin da piccoli, facendo come si sol dire la gavetta. Sì, saranno pure bravi, però i fatti dicono al contrario. Non bisogna dimenticare che anche nell’isola di Salina lo scorso ottobre, un altro aliscafo ha preso in pieno l’isola ( al contrario della scogliera di Trapani l’isola di Salina è là da milioni di anni!). Quindi le soluzioni ci sono: quella più importante è illuminare la scogliera in modo adeguato come si vede nei paesi dove si spendono soldi per le strutture portuali; poi che la capitaneria di porto si interessi anche un pò di queste cose, anzichè fare multe ai natanti perchè non hanno un salvagente, perchè manca la bandiera, o cavolate poco importanti: importante, invece, fare diminuire la velocità prima di entrare al porto. Ritornando al discorso di prima, quando questi aliscafi erano comandati dai vari marinai autorizzati, o padroni marittimi, non si verificavano mai dico mai cose simili. Comunque la mia non è una polemica, è soltanto un consiglio perchè queste cose non si ripetano, probabilmente non mi ascolterete , ma se le cose non cambiano , andrò nelle isole solo con le barche perchè io non voglio morire in questo modo.
Sentitte condoglianze alla famiglia di paola
E’ una vergogna che nel precedente incidente l’unico a pagare (anche con la perdita del posto di lavoro) sia stato il capitano Scaduto. Ora credo che qualcuno debba cominciare a chiedergli scusa……………
E’ fin troppo evidente che, con il secondo incidente nelle stesso posto a distanza di un anno, la colpa non sia solo del capitano del Giorgione.
Forse gli organi preposti farebbero bene a chiedere ai comandanti quali sono le cause di questi disastri che vanno ben oltre la responsabilità dei comandanti.
Chi pagherà adesso?
Come vedete il dramma si ripete di nuovo, allo stesso punto ed alla stessa ora. Questo deve farci trarre delle conclusioni: i capitani degli aliscafi sono tutti incompetenti? Certo di no, possiamo dire che per gli orari giornalieri a cui vengono sottoposti sono stressati, equipaggio ridotto all’osso: infatti è solo lui alla conduzione della navigazione (timone, radar, vedetta) e tutto va bene di giorno quando tutte le manovre si fanno a vista, ma la sera entra in funzione il radar il quale ha i suoi tempi di elaborazione e di lettura, troppi per un aliscafo a piena velocità e quindi ripeto, come per il caso del Segesta, ci vuole una velocità ridotta, dettata da un decreto legge.
Ma per il caso del Giorgione e del Ettore Morace dico che la colpa è dei lavori di allungamento del frangiflutti.
Infatti, come vedo dalla foto dell’ultimo incidente, il braccio di banchina non è alto e poi non vi sono i classici scogli, ma bensì quei tetrapiedi in cemento armato e tutti tondeggianti. Si incastrano fra di loro (non bisogna sistemarli uno alla volta come i classici scogli) sono una buona barriera alle onde, ma oltre a frangere i marosi, frastagliano anche le onde elettromagnetiche del radar per cui non si ha un’eco di risposta sul radar, o si ha un’eco debolissimo da non considerarlo: ecco come un comandante crede di navigare in acque libere! La Capitaneria del porto di Trapani dovrebbe installare un riflettore radar come hanno le piccole imbarcazioni a vela e di vetroresina per farsi vedere al radar delle navi in vicinanza
Gentilissima Signora >Romano
sono un ragazzo favignanese, giornalista a Bologna e anche io ero sull’aliscafo 2008 conficcatosi sulla scogliera del porto di trapani due giorni fa. Innanzitutto una cosa: Sua sorella mi ha salvato. Paola Romano mi ha salvato la vita. Da quando è successo il disastro dell’anno scorso non mi sono mai più seduto nel piano inferiore dell’aliscafo, ho sempre avuto scrupolo nella scelta del posto. E così ho fatto due giorni fa. Ho anche salvato un’amica che appena entrata sull’aliscafo stava scendendo le scale dirigendosi verso i posti del piano inferiore. L’ho bloccata sulle scale dincendole: “Alessia fermati, giù non è sicuro, dopo l’incidente del’anno scorso preferisco che ci mettiamo sopra”. La tragica esperienza di Paola mi ha salvato. Se ci fossimo seduti sotto non so che fine avremmo fatto. Adesso sto meglio e sono pronto a collaborare per capire cosa è successo, capire cosa fare adesso, scoprire la verità. Carissima Signora Romano, sono a completa disposizione. La abbraccio con tanta forza, Le sono vicino.
Grazie di cuore
Diego Gandolfo
diago_g@hotmail.com
Per l’amico Giuseppe in primis bisogna sottolinerare che gli orari di lavoro svolti dagli equipaggi di tutte le navi ed aliscafi non sono quelli esposti e registrati (la 108 è una farsa), basta prendere un Giornale nautico per capire come vanno le cose. Inoltre bisogna dire che gli armatori specialmente se privati tentano con il “DIO” denaro di coprire le cosidette “magagne” senza tener conto dello stress accumulato dagli uomini, per incrementare i propri introiti. Poi a seguire basterebbe una semplice ordinanza della Capitaneria di porto che regoli la velocità come avviene nei maggiori porti e stabilire uno schema di separazione. Un altro elemento non di poco conto è la routine, infatti gli uomini si fidano molto della loro esperienza che senz’altro serve ma non si debbono sottovalutare le più elementari precauzioni!!!!
Per chiudere ci sono eventi di serie A o di serie B secondo il peso politico dell’armatore!!