Giovedì 9 Agosto

Eravamo allegri quella sera mio marito Renzo ed io. Almeno fino alle 23,00 quando, usciti da un ristorante di Trieste dov’eravamo andati a cena, arrivò la telefonata di Beppe, il compagno di Paola, sul mio cellulare: disse qualcosa su Paola e un aliscafo, ma io non capii niente – o per estrema difesa non volli capire – e lo passai a Renzo. “L’aliscafo sul quale Paola stava tornando da Marettimo, è sbattuto sulla scogliera che sta all’imbocco del porto di Trapani”, disse Beppe con un filo di voce piena di sgomento, paura, disperazione. “In questo momento la stanno operando alla milza nell’ospedale di Trapani, perché ha una grave emorragia, ma il trauma più forte è al cervello e subito dopo la porteranno in elicottero all’ospedale di Palermo dove c’è un reparto di neurochirurgia più attrezzato. E’ gravissima!”.
Quella strada buia e silenziosa della parte alta di Trieste dalla quale si vedeva il mare scuro in lontananza, le luci della città e il faro del porto, non le dimenticherò mai più: perché segna nella mia vita una linea di confine in filo spinato fra il prima e il dopo. Prima e dopo la fine di Paola. Una fine per i medici probabilmente già certa, ma che noi all’inizio non abbiamo neanche ipotizzato: “Andiamo in auto fino a Roma e da lì in aereo a Palermo, ma domani all’alba – disse subito pratico e risoluto Renzo - Dormiamo almeno 4 o 5 ore prima di affrontare il viaggio: di notte, stanchi, potrebbe essere pericoloso. Del resto questa sarà una cosa lunga: se l’incidente è stato grave, prima che Paola guarisca ci vorrà una lunga convalescenza e sarai tu a doverti occupare di lei perché non potrà stare da sola a Milano. La porteremo in campagna da noi a Benevento e ci rimarrà fino a che non si sarà ristabilita…”
Venerdì 10 Agosto
Ma appena arrivati all’ospedale civico di Palermo, il pool di medici della rianimazione cancella ogni speranza: “L’elettroencefalogramma è quasi piatto: c’è ancora una leggerissima reazione, ma è appena percettibile perché il cervello è invaso da un edema e da un ematoma che ci impediscono di operare”. Il verdetto cala come una mannaia anche sulla testa di Beppe – catapultato all’improvviso in quel tragico contesto del Sud spesso incomprensibile per chi, come lui, viene dal Nord – che era rimasto nel reparto di rianimazione dalla notte precedente, in compagnia solo della propria angoscia e della mano di Paola tenuta fra le sue nel tentativo di non lasciarla scappare via. “Non l’ho mai lasciata sola, stai sicura: se avesse ripreso coscienza, anche per un attimo, doveva trovarmi accanto a sé”, mi ha detto appena ci siamo incontrati, prima di essere sopraffatti dalle lacrime.
Sabato 11 Agosto
Alle 7,30 del mattino l’elettroencefalogramma di mia sorella è diventato piatto: se dopo 6 ore fosse stata confermata la morte cerebrale, alle 13,30 sarebbe stata staccata la spina della macchina che la teneva in vita. Eppure a guardarla sembrava impossibile che fosse morta: vista così nella sala di rianimazione, nonostante i tubi che la collegavano ai macchinari, sembrava addormentata, perché era calda e respirava. La maggior parte dei traumi, del resto, erano interni: all’esterno non si vedeva quasi nulla. Giusto un occhio un po’ gonfio, un rivoletto di sangue dall’orecchio. Tant’è vero che più volte in quel sabato, entrando e uscendo dalla rianimazione, Renzo, Beppe, io l’abbiamo abbracciata, accarezzata, chiamata sperando che riaprisse gli occhi e riprendesse conoscenza. “Tanta gente entra in coma e ci rimane a lungo: non può essere così anche per lei?”, mi ripetevo incredula. No, in questo caso non poteva essere. Così, quando l’ho capito è scattata la disperazione mista a una rabbiosa reazione e al desiderio di avere giustizia. E di qui anche la prima decisione presa per dare un senso a questo morte che non ne ha: donare gli organi di Paola. Come ha titolato il giorno dopo il Giornale di Sicilia, sabato 11 è stata “la lunga notte dei trapianti”: fegato, reni, cornee, pelle per il centro grandi ustioni. Quante persone avrà aiutato la morte di Paola? Mi piacerebbe conoscerle per avere l’illusione che in qualche modo viva ancora dentro qualcun altro: ma per legge debbono essere loro a mettersi in contatto con me, non io con loro. Così ho pensato di farmi aiutare dai giornalisti che già dal mattino presidiavano l’entrata dell’ospedale per lanciare un appello.
Domenica 12 Agosto
Strappare dichiarazioni e interviste a parenti e amici della vittima per fare il “pezzo”: da collega, capivo i giornalisti e sapevo che era meglio dare informazioni, sennò avrebbero dovuto reperirle in altra maniera, divulgando magari notizie inesatte.
Non solo. Appena ho constatato che nulla avrebbe potuto restituirmi Paola, come un riflesso condizionato, è scattata la voglia di ricominciare a fare questo mestiere come lo avevo fatto fino a una decina di anni fa, quando con inchieste “vecchio stile” si poteva ancora far saltare un ministro o provocare reazioni e sentimenti come l’indignazione. “Non è possibile morire nel 2007 su un aliscafo mentre entra in un porto con mare calmo: bisogna scoprire le vere responsabilità”. La mia denuncia raccolta dal giornalista della Rai di Palermo, Roberto Ruvolo, viene lanciata domenica sera prima dal TG3 della Sicilia, poi dal TG1. Questa volta, però, non mi aspetto nessuna reazione indignata. So che la verità dovrà venir fuori navigando su altri mari, come quello di internet.
Lunedì 13 Agosto
E’ il giorno dell’autopsia voluta dalla magistratura che ha aperto l’inchiesta. Programmata e già notificata per le 16,00 ho chiesto che fosse spostata alle 10,00 del mattino sennò sarebbe stato impossibile portare la salma di Paola fino a Massalubrense in tempo per il funerale di martedì. Richiesta esaudita, a riprova della disponibilità e della comprensione dimostrata a Palermo, oltre che dagli amici di Paola - ognuno dei quali ha dato il massimo di quello che in quel momento poteva - da gente sconosciuta: dai carabinieri che mi hanno notificato l’autopsia cui ho chiesto di farsi portavoce della mia richiesta, ai medici legali, alla Procura, all’equipe ospedaliera. Questa solidarietà vitale per Beppe, Renzo e me, è l’unico ricordo bello di quei giorni terribili insieme alla reazione dei “marettimani” raccontatami per telefono dagli abitanti dell’isola: “Quando si è saputo della morte di Paola, il sindaco ha decretato il lutto e i festeggiamenti estivi previsti per la sera sono stati annullati. La banda che era venuta a Marittimo per un concerto ha suonato solo per Paola, accompagnata da un coro di bambini, nella messa detta al tramonto in sua memoria. C’era anche la foto di tua sorella sull’altare che aumentava la commozione della gente in preghiera nella scuola… sì perché le persone erano talmente tante che non è stato possibile fare la funzione nella chiesetta la cui campana, però, ha rintoccato a morto… ed è già iniziata anche la raccolta di fondi per i bambini indiani che Paola faceva adottare ”.
E’ qui che con Renzo e Beppe abbiamo cominciato a pensare di aprire un blog in nome di Paola: per continuare la sua iniziativa in India, per tentare di evitare che altre incidenti come quello in cui lei aveva perso la vita si ripetessero, ma soprattutto per non disperdere il meraviglioso patrimonio di amicizie messo sù da Paola in 53 anni di vita.
Martedì 14 Agosto
E’ il giorno del funerale di Paola.
Considerato il periodo di ferie estive, pensavo che ci saremmo ritrovati in pochi nella chiesetta della Marina della Lobra a Massalubrense: invece, eravamo in tanti. Arrivati anche da Milano, dalla Sicilia, da Napoli e altre parti d’Italia. Parenti, amici, telecamere alle tre di un assolato pomeriggio di fronte al mare. Anche dal piccolo cimitero dell’Annunziata – dove è sepolto papà – il panorama era mozzafiato: la distesa di ulivi, Capri e i Faraglioni, il mare delle costiera increspato dal vento del tramonto. E rendeva tutto ancora più struggente. Perché era ancora una volta, ma per l’ultima volta, il mare: che lei amava tanto e sul quale si è conclusa la sua vita.
Leggendo i vostri post e ricordandomi alcuni servizi andati in onda riguardanti l’incidente di Paola mi sono sorti alcuni interrogativi:
1) l’aliscafo Giorgione della Siremar è stato recuperato o giace ancora sui fondali del porto di Trapani?
2) Se non è stato recuperato, perché?
3) mi piacerebbe sapere la Tirrenia (che aveva detto di voler aprire un’inchiesta parallela a quella della magistratura) che fa? Se il relitto resta in mare come può procedere l’inchiesta? Come si può analizzare il contenuto della scatola nera/transponder?
4) esiste un’associazione dei parenti delle vittime da incidenti in mare? Forse tramite questo tipo di associazione potreste contattare la stampa non solo locale visto che Paola viveva a Milano. Mi sembra così strano che nessuno ne parli più… temo un insabbiamento. Nel vostro caso Paola è stata l’unica a rimetterci ma poteva essere una strage.
continuo a leggere il vostro blog. Sono convinto però che non si arriverà mai a smascherare chi non fà il suo dovere ed è causa di tragedie simili a quella accorsa alla signora Paola se non si và nelle alte sfere della coast guard e chiedere delle risposte a quesiti molto chiari (p.e. perchè il v.t.s. non funziona?), e pubblicare le risposte su tutti i quotidiani. Gli interessati (i milioni di passeggeri che usano i mezzi veloci per mare, nel golfo di Napoli circa 6 milioni all’anno), si ribelleranno. Io continuo nel mio piccolo nella grande lotta intrapresa da quattro anni. Credo che la magistratura, da me interpellata, potrà dare la risposta tanto attesa.
Mai arrendersi quando si persegue una giusta causa per un giusto obbiettivo.
Auguri
Aldo d’Esposito
Paola mi manca mi mancano le sue battute
mi manca la sua allegria mi manca il suo STRESS
Quante volte , lavorando insieme le ho detto ” sei il mio stress”
Le dicevo “perche’ un nordico come me oltre ad avere un lavoro , una famiglia, uno stato che ti tassa , poi deve avere anche Paola.
E lei rideva mi parlava di Marettimo oggi nel mio ufficio conservo un poster di cartoline tutte di Marettimo
Credo che lo conservero’ tutta la vita
Me lo ha regalto lei , anni fa .
In luglio e’ venuta a trovarmi in ufficio…abbiamo parlato di lavoro e di future possibilita’ poi ha voluto appiccicare al poster delle cartoline un tagliandino con il suo sito http://WWW.casadipaola.net
abbiamo mangiato un panino e poi se n’e’ andata con l’autobus perche’ l’aspettava il suo Giuseppe
Non l’ho piu’ vista mi manca il suo sorriso
Non puo’ accadere una cosa simile non e’ possibile!!!
Claudio
Ciao! Non ci conosciamo ma sono amico di Paola, e sono stato Suo ospite a Marettimo nel 2002.
Mi dispiace molto di quello che è accaduto e sono sconcertato dalle modalità.
I miei ricordi di Paola sono ancora assai vivi nonostante non la vedessi da qualche tempo, se non un breve incontro con Beppe, che è anche mio socio, prima delle vacanze.
Anchio, come i visitatori che ho letto nel sito, la ricordo piena di vita e sempre in fermento.
Mi auguro, anche sono certo, che la verità verrà a galla.
Cerco delle foto che ho fatto con Lei e proverò a fartele avere in modo che, se qualcuna dovesse piacerti tu la possa pubblicare o tenere per Te.
In bocca al lupo.
Gaetano
ciao,innanzitutto chiedo scusa se sto scrivendo qua…ma stavo guardando studio aperto e visitando il sito ho voluto lasciare un commento…
ho solo 18 anni,e so che queste parole non faranno star bene nessuno,ma sxo di cuore che chi deve pagare paghi,perchè meritano tutto il dolore che state provando voi…un abbraccio
*iaia*
Ormai appare chiaro che non c’è alcuna volontà di recuperare il relitto del Giorgione. Quello che sorprende è che non ci sia nessuna autorità che, nella latitanza della Siremar, prenda l’iniziativa di effettuare il recupero. Siamo nauseati, ma non smetteremo di far sentire la nostra protesta per far conoscere a tutti questa situazione incredibile ed inaccettabile. Tra tre giorni ricorre il compleanno di Paola e il dolore si acuisce senza limite, diventando insopportabile. Ci confortano le innumerevoli testimonianze di affetto di quanti l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene.
Beppe
Ciao, scusate se vi lascio in questo momento un commento ma non ne ho avuto il tempo e così lo faccio adesso.
Mi chiamo Fiaba Ruggeri, ho solo 15 anni ed ero una grande amica di Paola. Sono davvero scioccata per quello che le è successo, quando ho saputo l’accaduto sono scoppiata a piangere…sapevo quello che le era successo sull’aliscafo ma, non pensavo minimamente che se ne sarebbe andata via e, in pochissimo tempo. La conoscevo da quando avevo 6-7 anni, non ricordo bene. L’avevo conosciuta tramite mia madre sull’aliscafo che portava a Marettimo tanti anni fa; anche se non ci frequentavamo più da tanto tempo le volevo un gran bene…passavamo molto tempo insieme, sia di giorno che di sera…era una persona in gamba, era allegra, vivace e aveva sempre la battuta pronta. Lei per me era come una madre…quando doveva ritornare a Trapani per qualche giorno veniva a salutarci e ci incaricava di innaffiare le piante di casa sua…passavamo il tempo uscendo, andando al mare, andando a casa di amici e quando tornavamo a casa verso le 20.00 mi fermavo a cenare a casa e poi mia madre mi veniva a prendere verso le 22.00-21.00…la porterò per sempre nel mio cuore…mi manca da morire…
Saluti a tutti e in bocca al lupo!!!!
Fiaba
Stamattina guardavo le fotografie di Marettimo che Paola mi aveva regalato
Mamma mia che ricordo !!!! non trovo le parole
adesso chiudo perche’ mi sto commuovendo
ciao
Claudio