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Posts Tagged ‘anniversario morte Paola Romano’

 

 
 

Nel primo anniversario

 

della tua morte,

 

cara Paola ti scrivo…

 

Cara Paola, oggi è un anno da quando ci hai lasciato. La mia vita da allora è cambiata. E non riesco più ad accettarla così com’è.
Allora questo blog era nato sul dolore e sulla rabbia per una morte assurda che mi spinse a denunciare: “Nel 2007, con i sistemi di sicurezza che esistono, non si può morire all’imbocco di un porto, alle 9 di sera, con il mare calmo come una tavola”. E adesso arriva la conferma proprio attraverso l’identico incidente verificatosi nel porto di Trapani quattro giorni fa.
Ma oggi, nel primo anniversario del tuo addio alla vita – che a tarda sera ci vedrà di nuovo uniti come un anno fa nella piccola chiesa della Marina della Lobra a Massalubrense – non riesco ad aggiungere altro. Posso solo rileggere quanto ho scritto nella prima pagina di questo diario-inchiesta, per ricordare anche a me stessa il senso di un’iniziativa che, ancora più di prima, penso che debba essere portata avanti.

Dalla “pagina 1 – Perchè questo blog” scritta ad agosto 2007

“Scoprire la verità sulla morte di Paola Romano e portare avanti le sue iniziative generose: perciò è nato questo blog dopo la tragedia dell’aliscafo Giorgione della Siremar schiantatosi giovedì 9 agosto sulla scogliera di Trapani.
La donazione dei suoi organi e le adozioni a distanza di bambini indiani poveri – che vogliamo continuare – sono prove, dunque, della generosità di Paola. Ma non solo: sono anche un tentativo per dare un senso a una morte che non ne ha. Perché nel 2007, con i sistemi di sicurezza che esistono, non si può morire all’imbocco di un porto, alle 9 di sera, con il mare calmo come una tavola. Uno degli scopi del blog, quindi, è evitare che incidenti come questo si ripetano. Come?
Scoprendo innanzitutto la “verità”, più semplice da individuare di quanto non si creda, purchè vi siano almeno due presupposti.
Primo: la voglia di cercarla. E sia io che quanti si identificano come “amici di Paola” abbiamo certo più voglia di scoprirla, di coloro che dovrebbero garantire la sicurezza in mare o quella dei passeggeri, ma che, forse corresponsabili della morte di mia sorella, potrebbero essere chiamati in giudizio per concorso di colpa in omicidio colposo.
Secondo: perché ho fiducia nell’analisi scientifica e nella tecnologia. Che significa? Che oggi nessuno crede nella verità scientifica come “verità assoluta”, ma non crede neanche nella verità come un dato statistico, che è il tipo di “verità” del politico. Vale a dire che se un partito o una giunta di maggioranza afferma che le foglie di un albero sono blu e un gruppo minoritario afferma che sono verdi, la verità scientifica è dalla parte della minoranza e questa è sempre dimostrabile .
La scienza, dunque, oggi è perfettamente in grado di risolvere il problema della sicurezza in mare: e incredibilmente in Italia esistono sia le tecnologie idonee a farlo che le leggi per utilizzarle. Ciò che manca è solo chi le voglia far rispettare. Arroccati in una concezione della verità ottusa, antiquata, contraria al progresso scientifico, incomprensibile per i Paesi avanzati, costoro si giustificano dietro “verità” come questa: “In fondo, su un “tot” traffico passeggeri, questo è l’unico morto”. La verità statistica. Ma se grazie alle conoscenze esistenti quel morto si poteva evitare, non è colpevole chi non l’ha fatto? Il blog è nato anche per trovare una risposta a questi interrogativi.
Ma non solo: è nato come veicolo attraverso il quale far circolare l’amore di Paola, e l’affetto per Paola dei suoi amici. Tantissimi, più di quanti potessi immaginare. Solo dopo la sua morte, infatti, ho scoperto il patrimonio di affetti che la circondava. E intuendo quanto sia stato faticoso nella realtà frettolosa e superficiale dei giorni nostri, mantenere vivo un reticolo di rapporti profondi, non formali, ho ritenuto che questo patrimonio non andasse disperso: anzi potesse aumentare in nome dell’amore, del suo amore per la vita, dell’amore degli altri per lei.
Perciò il blog con questo nome:
Amici di Paola”.

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In rianimazione, come Paola un anno fa: ma Carmela non fa notizia. Perchè?

Ha 40 anni, due bambine di 5 e 12 anni e se sarà “fortunata” passerà tutta la vita su una sedia a rotelle. Sennò alla vita e ai suoi affetti dovrà dire addio. Per ora sta lì, in attesa di verdetto, nella sala di rianimazione di un ospedale catanese dove è stata portata dopo lo schianto dell’aliscafo dell’Ustica Lines contro la scogliera del porto di Trapani.
In rianimazione come accaduto a mia sorella esattamente il 9 agosto di un anno fa. A differenza di Paola, però, Carmela non fa notizia: di lei sui giornali non si parla, della situazione gravissima in cui versa si accenna appena, della conseguenze – comunque vada – terribili di quell’impatto si sorvola. Se non muore, la tragedia dell’ “Ettore Morace” neanche rientra nelle statistiche dei disastri di mare degni di un certo rilievo. Ma quali statistiche? Fatte da chi? Secondo quali criteri?
Statistiche inutili: perché numeri senza volti, senza storie, che ignorano il giro di affetti che ruota attorno a ognuna di quelle morti e le conseguenze indelebili per il corpo e la mente che riportano molti feriti. Statistiche inutili soprattutto perchè non insegnano niente, che non servono a evitare gli stessi errori.
In questo senso il disastro dell’Ettore Morace, forse è più grave di quello del Giorgione: perché, avendo un precedente analogo, è un disastro annunciato. Se errare è umano, perseverare senza prendere neanche le più semplici precauzioni, è diabolico.
E non mi riferisco a soluzioni sostanziali che spetterebbero alla Capitaneria – che fra l’altro, per questa vicenda, ha annunciato di avere aperto un’inchiesta: su chi? Su sé stessa? – al Ministero dei Trasporti e dei Lavori Pubblici, a chi ha costruito il nuovo porto di Trapani o ai sindacati di categoria, ma parlo di precauzioni elementari, facili da adottare, che qualunque addetto ai lavori sa individuare. Qualche esempio? Leggete i suggerimenti di Giuseppe, marinaio trapanese (nel commento n. 2 inviato e riportato sulla pagina di ieri): si vede che è scritto di getto, con passione, ma con sano buon senso. Come i suggerimenti che vengono da alcuni membri del collegio capitani di Trapani: “Sarebbe bastato mettere fuori dal porto delle “boe racon luminose” chiaramente identificabili sul radar, ma soprattutto indicative della direzione da prendere per entrare con l’angolazione giusta nel porto: un semplice, ma utilissimo supporto per aiutare il comandante a non sbagliare l’accostamento nell’entrare in un porto che, comunque, così come è stato modificato, non va… E sa perché? Perché i lavori sono stati fatti con i piedi, sulle indicazioni di ingegneri anziché di chi, come i piloti o la gente di mare, da quel porto entra ed esce tutti i giorni. Come molte delle decisioni, del resto, che vengono prese in Italia dai politici, badando al business più che al risultato, ascoltando il consulente di partito piuttosto che quello più competente … “
E basta spulciare ancora qua e là sul blog, tra post e commenti vecchi e nuovi, per trovare tutto quello che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto. Per esempio, ecco il commento di Maurizio di Ischia, che risale addirittura a gennaio 2008 e che esordisce con l’elenco dei più importanti incidenti avvenuti a mare nel 2007:

“Anno 2007:
– 15 gennaio ore 18.30, stretto di Messina : collisione tra una nave e un mezzo veloce delle ferrovie dello Stato “Segesta Jet” con 150 passeggeri a bordo: 105 feriti e 4 morti.
– 7 giugno, porto di Capri: si incendia una motonave appartenente alla “Capitan Morgan” del gruppo Alilauro con 142 passeggeri: miracolosamente, solo 6 feriti;
– 9 agosto ore 20.00, porto di Trapani: aliscafo “Giorgione” della compagnia Siremar, si incaglia nell’entrata in porto: 1 morto e 13 feriti;
– 3 novembre ore 18.30: aliscafo HSC ” Giglione M” della compagnia Ustica Lines si incaglia sugli scogli di Salina: 3 passeggeri a bordo, 2 feriti.
– A questo va aggiunto l’incidente di un aliscafo (del quale non ricordo la data) uscito con nebbia dal porto di Procida e affondato subito dopo per lo scontro contro la scogliera: tutti si sono salvati raggiungendo la riva a nuoto, tranne due signore che, troppo anziane, sono affogate.
I più acuti osservatori si saranno accorti che 4 delle 5 spiacevoli vicende si sono svolte di sera o con scarsa visibilità … Ma allora perché in Italia i mezzi di navigazione non sono obbligati a munirsi di visori notturni – cannocchiali di modico costo – per effettuare il loro servizio al buio in maggiore sicurezza?”

E il commento termina con un profetico interrogativo: “Anno 2008: quale altra disgrazia ci aspetta?”

……. Ma intanto a Diego e Alessia , Paola ha salvato la vita !

Mentre finivo di pubblicare questo post mi è arrivata questa lettera che mi ha fatto venire i brividi. Ve la ripropongo così com’è, solo con l’aggiunta di un pensiero di amore per la mia sorellina alla quale, alle 21,00 di un anno fa, è toccato ciò che a Diego e Alessia – grazie a lei – è stato evitato:

Gentilissima Signora Romano

sono un ragazzo favignanese, giornalista a Bologna e anche io ero sull’aliscafo 2008 conficcatosi sulla scogliera del porto di Trapani due giorni fa. Innanzitutto una cosa: Sua sorella mi ha salvato. Paola Romano mi ha salvato la vita. Da quando è successo il disastro dell’anno scorso non mi sono mai più seduto nel piano inferiore dell’aliscafo, ho sempre avuto scrupolo nella scelta del posto. E così ho fatto due giorni fa. Ho anche salvato un’amica che appena entrata sull’aliscafo stava scendendo le scale dirigendosi verso i posti del piano inferiore. L’ho bloccata sulle scale dicendole: “Alessia fermati, giù non è sicuro, dopo l’incidente dell’anno scorso preferisco che ci mettiamo sopra”. La tragica esperienza di Paola mi ha salvato. Se ci fossimo seduti sotto non so che fine avremmo fatto. Adesso sto meglio e sono pronto a collaborare per capire cosa è successo, capire cosa fare adesso, scoprire la verità. Carissima Signora Romano, sono a completa disposizione. La abbraccio con tanta forza, Le sono vicino.
Grazie di cuore.”

firmato: Diego Gandolfo

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