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Posts Tagged ‘risarcimento danni’

Per seguire meglio questo diario-inchiesta (che inizia con la data del 15 Agosto 2007) leggete le “Istruzioni d’Uso” qui accanto.            

 

                   Naufragio Costa Concordia

 

             appello al governo Monti:
 
                                       

                      Equità e rigore

 

                        anche per la

 

              “casta degli armatori”

 

                che gode di  privilegi

      

         per non risarcire  le vittime

      

             di incidenti in mare                 

 

 

Parlare di risarcimento danni in un momento in cui l’emozione per la perdita di vite umane è ancora forte, forse può sembrare indelicato o inopportuno. Ma non è così. Perché prima che l’eco della tragedia della Costa Concordia si spenga, bisogna raccontare che cosa significa finire nelle mani della “casta degli armatori” e dei loro assicuratori. Una lobbie potente che è difficile inchiodare alle proprie responsabilità e costringere a risarcire adeguatamente le vittime: come può dimostrare chi ha provato sulla propria pelle le conseguenze di un incidente per mare. La stessa sorte, infatti, accomuna sia i 140 morti sulla Moby Prince in fiamme, sia le vittime di incidenti meno eclatanti. Come quello in cui ha perso la vita nel 2007 mia sorella Paola (la cui vicenda giudiziaria è raccontata nella pagina “Vergogna!” di questo blog). Una vicenda a prima vista incredibile. In realtà, una dolorosa prassi. Toccherà ora anche ai familiari delle vittime della Costa Concordia affrontarla? Oppure la casta degli armatori  farà un’eccezione per non perdere la faccia – e i clienti – data la risonanza mediatica di livello mondiale che ha avuto la vicenda? Ce lo auguriamo per loro. Perchè se così non fosse, i superstiti della Costa Concordia sarebbero costretti a scoprire che la ricca “lobbie degli armatori” gode di privilegi legislativi che le consentono di trascinare per anni nelle aule di tribunale i familiari delle vittime i quali, a loro volta, finiscono per diventare vittime di una sorta di… estorsione. Perché o accettano pochi soldi maledetti e subito spesso frutto di indecenti transazioni, oppure, per ottenere il giusto risarcimento, debbono continuare a pagare avvocati, vagando senza fine da un tribunale all’altro: come accaduto, appunto, ai familiari delle vittime della Moby Prince, per mia sorella e per quella miriade di casi che “non fanno notizia”. Come quello di un giovane che mi ha scritto – chiedendo, però, di rimanere anonimo – di non avere ancora ottenuto il risarcimento per un parente morto in un incidente che risale a  15 anni fa! E da 4 anni sta aspettando il risarcimento  anche Carmen Ferraro, che ha perso l’uso delle gambe sull’aliscafo della Ustica Line schiantatosi nel 2008 sulla scogliera del porto di Trapani. A quell’epoca avevo già raccontato sul blog di questa 39enne, mamma di due bambine di 7 e 12 anni, che dopo quell’incidente sta conducendo una vita infernale:  rimasta paralizzata, vive su una sedia a rotelle con l’aiuto di cerotti di morfina perché non ha la possibilità economica di pagare fisioterapie e altri trattamenti necessari ad alleviare i dolori lancinanti. “La sanità pubblica rimborsa le spese per la fisioterapia solo nei primi mesi dall’incidente – racconta Carmen – Ma io i soldi per pagarla di tasca mia non li ho, anche perché ho dovuto affrontare in questi anni un sacco di spese. A cominciare da quelle per allargare le porte di casa per passare con la sedia a rotelle: sedia che in macchina, però, non entra, per cui non potendomi permettere un’auto per handicappati, sto da 4 anni murata viva in casa. La mia richiesta di avere almeno una provvisionale, un anticipo sul risarcimento danni,  non è stata accolta… ma dov’è la giustizia?”

Un interrogativo inquietante: perché dove difetta la giustizia, difetta anche il rispetto delle regole e della sicurezza.

Infatti, viaggiare con chi, in caso di incidente, non paga i danni – o paga poco – è più rischioso. Perché chi può permettersi di offrire quattro soldi per la perdita di una vita, potrebbe essere anche portato a risparmiare sul rispetto delle norme di sicurezza. 

Ecco perché ora che l’opinione pubblica e dei media è focalizzata sulla vicenda è fondamentale sollevare interrogativi non solo sulla dinamica dell’incidente, ma anche sulle responsabilità che ne hanno aggravato le conseguenze. Quanti morti, feriti e dispersi, infatti, si sarebbero potuti evitare se le operazioni di salvataggio si fossero svolte con efficienza e nel rispetto delle norme di sicurezza? E l’equipaggio – in gran parte incapace di comunicare con i passeggeri – era preparato a fronteggiare l’emergenza come prevedono accordi europei e contrattuali in merito? Accordi contrattuali che i sindacati hanno sottoscritto nel “reale” interesse dei lavoratori e dei passeggeri, o con atteggiamento accondiscendente verso la lobbie degli armatori, come emerge dalla documentazione raccolta su questo blog nel caso dell’incidente in cui ha perso la vita mia sorella Paola?

L’opinione pubblica, insomma, deve sapere che individuare nel comandante l’unico colpevole del disastro, non serve a fare giustizia ma, al contrario, può essere utilizzato dalla compagnia di navigazione per scaricarsi delle proprie responsabilità, scaricando anche l’onere del risarcimento danni sul comandante: come accaduto per  Paola e per tutti coloro che da decenni stanno aspettando un equo risarcimento.  Accadrà anche per le vittime della Costa Concordia? E se così non fosse, ciò significherebbe che – in barba al principio di uguaglianza fra cittadini sancito dalla nostra Costituzione – si possono usare diversi pesi e misure per risarcire chi perisce su una nave da crociera o su un aliscafo di linea?  O per risarcire chi perisce in mare, in cielo o su un’autostrada?           

Ecco perché,  anche per evitare che disastri del genere si ripetano, è importante che certi privilegi legislativi sfruttati dalla casta degli armatori e dei loro assicuratori vengano affrontati con l’equità e il rigore rivendicati da questo Governo, al quale inviamo il  seguente appello

(a  rapportiparlamento@governo.it):

 

Presidente Monti,

non ritiene che sia arrivato il momento di dire basta a complicità e privilegi di cui gode una casta talmente forte che può violare perfino il diritto costituzionale a un equo risarcimento danni che dovrebbe essere garantito – senza differenze –  ai passeggeri di qualsiasi mezzo di trasporto?

 

 

gennaio 2012    
              

 

   Alcune inquietanti domande     

 

   sul naufragio  Costa  Concordia… 

 

 

1)    Qual è l’altra faccia della realtà che si nasconde dietro la sbornia mediatica dello “sbatti il mostro in prima pagina”?

2)  Come mai, in un’anacronistica atmosfera da Far West, si sta rincorrendo il “colpevole” per mettergli il cappio al collo, ancora prima che abbia subito un regolare processo?

3) Operare con la scure della Giustizia sommaria non servirà più a nascondere che a fare emergere la verità?

4) E se si dovessero scoprire verità che scagionano in parte il Comandante Schettino, ma discreditano ”caste” di intoccabili,  verrebbero divulgate o soffocate?

5) Che cosa succederebbe, insomma, se dopo questa violenta campagna mediatica lanciata in una sola  direzione  venissero fuori prove in grado di avvalorare altre ipotesi, come quella che              

 

          il comandante Schettino  

 

                 non è  un mostro    

 

            ma, per certi aspetti,    

 

                  quasi un “eroe” ? 

 

Ebbene, in questo caso non sarebbe facile aprire uno squarcio nel muro di accuse che già avvolge come un carcere il comandante della Costa Concordia. Ma chi, come me, è convinto che  “Rasciomon” non sia solo una favola, ma piuttosto un monito a non leggere in maniera semplicistica una realtà complessa, continui a collegarsi con gli Amici di Paola.
Perché il campanello d’allarme lanciato da qui nei giorni scorsi – “non individuate nel comandante l’unico colpevole del disastro,  perché non serve a fare giustizia ma può essere utilizzato dalla compagnia di navigazione e da chi vuole scaricarsi delle proprie responsabilità civili e penali” –  sta trovando conferma proprio nelle denunce arrivate a questo blog dalla gente di mare che già mi ha aiutato a scoprire le colpe della morte e del mancato risarcimento di mia sorella Paola.
Denunce che intendo riportare, dunque, affinchè ciascuno possa autonomamente valutare quali interessi si nascondono dietro l’insostenibile teorema del “capro espiatorio”.

Pubblicato in Generale | Contrassegnato da tag Amici di Paola, capro espiatorio, comandante Schettino, Costa Concordia, eroe Schettino, mancato risarcimento, ministro Clini, ministro Pssera, naufragio, Siremar, Tirrenia, unico colpevole | Lascia un commento

 

 

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                  Dopo venerdì 1 luglio  a  “Mi manda Rai 3” 

                          

      Il  retroscena del giallo giudiziario  che

 avvolge il mancato risarcimento della morte di

    Paola alla pagina 6 di questo blog, dal titolo

 

                       VERGOGNA !

 

 

Mia madre ed io, dopo  4 anni dalla morte di Paola, non abbiamo avuto neanche un euro di risarcimento danni:  e il nostro non è un caso isolato,  ma un caso emblematico di quello che può accadere ai passeggeri di navi da crociera, traghetti e aliscafi italiani sia  pubblici che privati.

Perchè per i vettori navali italiani al disopra delle 25 tonnellate,  non è prevista  l’assicurazione obbligatoria,  nè è prevista l’azione diretta per attivare il risarcimento di un passeggero danneggiato o addirittura morto.  

Ma questa non è che la punta dell’iceberg. Perchè anche se esiste un’assicurazione non è detto che venga sfruttata: nel nostro caso, per esempio,  avremmo potuto essere risarcite ma ciò non è avvenuto. Ma chi sono i responsabili del mancato risarcimento e perchè vogliono “risparmiare” sul pagamento dei danni per la morte di mia sorella, a tutti i costi: anche a costo di affermare in tribunale il falso? 

 Questo è il “giallo giudiziario” che  avvolge la tragedia della morte di Paola e l’incredibile vicenda del suo mancato risarcimento, che ho iniziato a raccontare nella pagina n. 6 di questo blog intitolata “VERGOGNA !”

Un giallo che fa emergere interrogativi sul comportamento della Siremar-Tirrenia, del suo attuale commissario D’Andrea, dei suoi assicuratori e dello studio legale che li supporta, nonchè dello Stato italiano proprietario al 100% –  attraverso la Fintecna – della compagnia di navigazione e delle sue controllate. 

 

 

Per le  associazioni di consumatori, gli avvocati, i magistrati  e altri esperti di diritto che vogliono valutare i tanti aspetti anomali di questa storia ,  nella pagina “Documentazione e video” verrà pubblicata anche tutta la documentazione legale a supporto della narrazione.   

Fra il pubblico che ha assistito alla puntata di “Mi Manda Rai 3”  e che mi ha già inviato mail piene di calore e di partecipazione, la testimonianza su quanto è accaduto quella terribile sera di 4 anni fa di Caterina:  una testimonianza che mi ha commosso  e che vi invito a leggere fra i commenti pubblicati sotto questa pagina.                  

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          La Siremar non vuole 

 

          risarcire le vittime del

 

     “Giorgione” …  scopri così

 

         che il lupo perde il pelo

 

                ma non il vizio                                                                                                           

 

Oggi sono 2 anni che Paola è morta. Ma il dolore per la sua scomparsa non solo non si è attenuato, ma una nuova ferita lo alimenta: è la notizia della vergognosa iniziativa della Siremar per scaricarsi delle responsabilità del disastro e non risarcire le vittime di quanto dovuto.
Proprio in questi giorni, infatti, il Tribunale di Palermo ha notificato a mia madre e a me – unici eredi di mia sorella – che la Siremar ha attivato la procedura di “limitazione del debito amatoriale” come previsto dagli articoli 620 e seguenti del codice della navigazione: procedura che, di fatto, si traduce nella negazione del risarcimento del danno alle vittime del disastro.
Ebbene che una compagnia di Stato che trasporta milioni di passeggeri all’anno – soprattutto d’estate quando, per l’intenso traffico, aumenta il rischio di incidenti – abbia utilizzato in maniera anomala una norma del codice della navigazione per “risparmiare” sul risarcimento a passeggeri feriti o addirittura morti, è una decisione che lascia allibiti e che ferisce per il suo cinismo:  soprattutto considerando i milioni di euro che lo Stato ha versato ogni anno  al gruppo Tirrenia per ripianarne i bilanci.   
Perché la procedura di “limitazione del debito amatoriale” prevista dagli articoli 620 e seguenti del codice della navigazione, in questo caso si traduce di fatto nel tentativo di non pagare il risarcimento del danno alle vittime del disastro. Nell’incidente del “Giorgione”, infatti, poiché la maggior parte della colpa è stata attribuita al comandante dell’aliscafo, la Siremar evidentemente ritiene che le spetta di risarcire solo in parte il danno alle vittime, perché il colpevole non è l’armatore ma il comandante. Insomma è come se domani, cadendo un aereo, la compagnia dicesse agli eredi dei defunti: “fatevi risarcire dal pilota!”.
In realtà la Siremar utilizza questa normativa considerando le vittime “creditori” : il che appare  palesemente illegittimo. Perché essendo in contrasto con il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione,  privilegia il vettore navale rispetto a tutti gli altri vettori – tenuti a risarcire integralmente i passeggeri danneggiati – ed è stata attivata con l’evidente scopo di negare di fatto il diritto al risarcimento alle vittime del disastro. 
Perciò se tale procedura fosse ritenuta valida, creerebbe un allarmante precedente in Italia dal punto di vista della legittimità costituzionale: significherebbe, infatti, che le compagnie di navigazione – e solo le compagnie di navigazione – in caso di incidenti potrebbero rifiutarsi di risarcire in misura congrua i passeggeri feriti o deceduti.
Ecco perché abbiamo già presentato opposizione in Tribunale contro questa procedura. Non solo: ma a questo punto ho deciso di riprendere sul blog la mia l’inchiesta cominciando a pubblicare i tanti punti oscuri della vicenda. A cominciare dalle perizie e dagli atti del processo che alimentano più interrogativi di quanti ne avrebbero dovuti risolvere, fino al comportamento scorretto e alle “clausole vessatorie” cui la Siremar è già ricorsa in passato per limitare le sue responsabilità nel risarcimento danni ai passeggeri: proprio in merito, un attento lettore ha appena segnalato al blog “Amici di Paola” la sentenza emessa dal giudice istruttore Marinella Laudani della III sezione civile del Tribunale di Palermo contro la Siremar accogliendo la denuncia dell’Adiconsum regionale. Già nel 1997, infatti,  l’Associazione regionale dei consumatori si era opposta al regolamento interno della Siremar che attraverso una serie di norme e di articoli tentava di scaricarsi sia delle responsabilità di “vettore adibito al trasporto passeggeri” che del risarcimento dei danni che ne derivano.  Si legge per esempio nella sentenza che la “presunzione di responsabilità” da parte del vettore “è prevista per i danni alle persone e alle cose trasportate rispettivamente dagli articoli 409 e 412 del Codice della navigazione e dagli articoli 1981 e 1963 del codice civile”. Invece che prevede la Siremar? “Ribaltando la suddetta presunzione iuris tantum l’articolo 17 delle condizioni generali di contratto dedotte in giudizio prevede l’esonero di responsabilità del vettore in una serie di ipotesi di danno alla persona e alle cose durante il trasporto, o derivante da mutamenti di itinerari o di orari, salvo che il passeggero non provi che il danno stesso sia derivato da causa imputabile alla società”. Ma come sottolinea la sentenza: “la suddetta inversione dell’onere della prova è espressamente vietata dall’articolo 1469 bis del codice civile III comma n. 18”.
Insomma, incredibile ma vero, pur di non pagare, la Siremar arriva addirittura a ribaltare un principio fondamentale: quello che l’onere della prova spetta al passeggero che, se vuole essere risarcito, deve essere in grado di dimostrare la colpa della società!
E questo è solo un passo esemplificativo di una sentenza illuminante sul “modus operandi” della Siremar che vale la pena pubblicare integralmente nella pagina  “Documentazione e video”  in attesa di evidenziarne in futuro altri passaggi significativi: magari accompagnati da commenti utili e ulteriori segnalazioni da parte dei lettori.

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