Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Ustica Lines’

In rianimazione, come Paola un anno fa: ma Carmela non fa notizia. Perchè?

Ha 40 anni, due bambine di 5 e 12 anni e se sarà “fortunata” passerà tutta la vita su una sedia a rotelle. Sennò alla vita e ai suoi affetti dovrà dire addio. Per ora sta lì, in attesa di verdetto, nella sala di rianimazione di un ospedale catanese dove è stata portata dopo lo schianto dell’aliscafo dell’Ustica Lines contro la scogliera del porto di Trapani.
In rianimazione come accaduto a mia sorella esattamente il 9 agosto di un anno fa. A differenza di Paola, però, Carmela non fa notizia: di lei sui giornali non si parla, della situazione gravissima in cui versa si accenna appena, della conseguenze – comunque vada – terribili di quell’impatto si sorvola. Se non muore, la tragedia dell’ “Ettore Morace” neanche rientra nelle statistiche dei disastri di mare degni di un certo rilievo. Ma quali statistiche? Fatte da chi? Secondo quali criteri?
Statistiche inutili: perché numeri senza volti, senza storie, che ignorano il giro di affetti che ruota attorno a ognuna di quelle morti e le conseguenze indelebili per il corpo e la mente che riportano molti feriti. Statistiche inutili soprattutto perchè non insegnano niente, che non servono a evitare gli stessi errori.
In questo senso il disastro dell’Ettore Morace, forse è più grave di quello del Giorgione: perché, avendo un precedente analogo, è un disastro annunciato. Se errare è umano, perseverare senza prendere neanche le più semplici precauzioni, è diabolico.
E non mi riferisco a soluzioni sostanziali che spetterebbero alla Capitaneria – che fra l’altro, per questa vicenda, ha annunciato di avere aperto un’inchiesta: su chi? Su sé stessa? – al Ministero dei Trasporti e dei Lavori Pubblici, a chi ha costruito il nuovo porto di Trapani o ai sindacati di categoria, ma parlo di precauzioni elementari, facili da adottare, che qualunque addetto ai lavori sa individuare. Qualche esempio? Leggete i suggerimenti di Giuseppe, marinaio trapanese (nel commento n. 2 inviato e riportato sulla pagina di ieri): si vede che è scritto di getto, con passione, ma con sano buon senso. Come i suggerimenti che vengono da alcuni membri del collegio capitani di Trapani: “Sarebbe bastato mettere fuori dal porto delle “boe racon luminose” chiaramente identificabili sul radar, ma soprattutto indicative della direzione da prendere per entrare con l’angolazione giusta nel porto: un semplice, ma utilissimo supporto per aiutare il comandante a non sbagliare l’accostamento nell’entrare in un porto che, comunque, così come è stato modificato, non va… E sa perché? Perché i lavori sono stati fatti con i piedi, sulle indicazioni di ingegneri anziché di chi, come i piloti o la gente di mare, da quel porto entra ed esce tutti i giorni. Come molte delle decisioni, del resto, che vengono prese in Italia dai politici, badando al business più che al risultato, ascoltando il consulente di partito piuttosto che quello più competente … “
E basta spulciare ancora qua e là sul blog, tra post e commenti vecchi e nuovi, per trovare tutto quello che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto. Per esempio, ecco il commento di Maurizio di Ischia, che risale addirittura a gennaio 2008 e che esordisce con l’elenco dei più importanti incidenti avvenuti a mare nel 2007:

“Anno 2007:
– 15 gennaio ore 18.30, stretto di Messina : collisione tra una nave e un mezzo veloce delle ferrovie dello Stato “Segesta Jet” con 150 passeggeri a bordo: 105 feriti e 4 morti.
– 7 giugno, porto di Capri: si incendia una motonave appartenente alla “Capitan Morgan” del gruppo Alilauro con 142 passeggeri: miracolosamente, solo 6 feriti;
– 9 agosto ore 20.00, porto di Trapani: aliscafo “Giorgione” della compagnia Siremar, si incaglia nell’entrata in porto: 1 morto e 13 feriti;
– 3 novembre ore 18.30: aliscafo HSC ” Giglione M” della compagnia Ustica Lines si incaglia sugli scogli di Salina: 3 passeggeri a bordo, 2 feriti.
– A questo va aggiunto l’incidente di un aliscafo (del quale non ricordo la data) uscito con nebbia dal porto di Procida e affondato subito dopo per lo scontro contro la scogliera: tutti si sono salvati raggiungendo la riva a nuoto, tranne due signore che, troppo anziane, sono affogate.
I più acuti osservatori si saranno accorti che 4 delle 5 spiacevoli vicende si sono svolte di sera o con scarsa visibilità … Ma allora perché in Italia i mezzi di navigazione non sono obbligati a munirsi di visori notturni – cannocchiali di modico costo – per effettuare il loro servizio al buio in maggiore sicurezza?”

E il commento termina con un profetico interrogativo: “Anno 2008: quale altra disgrazia ci aspetta?”

……. Ma intanto a Diego e Alessia , Paola ha salvato la vita !

Mentre finivo di pubblicare questo post mi è arrivata questa lettera che mi ha fatto venire i brividi. Ve la ripropongo così com’è, solo con l’aggiunta di un pensiero di amore per la mia sorellina alla quale, alle 21,00 di un anno fa, è toccato ciò che a Diego e Alessia – grazie a lei – è stato evitato:

Gentilissima Signora Romano

sono un ragazzo favignanese, giornalista a Bologna e anche io ero sull’aliscafo 2008 conficcatosi sulla scogliera del porto di Trapani due giorni fa. Innanzitutto una cosa: Sua sorella mi ha salvato. Paola Romano mi ha salvato la vita. Da quando è successo il disastro dell’anno scorso non mi sono mai più seduto nel piano inferiore dell’aliscafo, ho sempre avuto scrupolo nella scelta del posto. E così ho fatto due giorni fa. Ho anche salvato un’amica che appena entrata sull’aliscafo stava scendendo le scale dirigendosi verso i posti del piano inferiore. L’ho bloccata sulle scale dicendole: “Alessia fermati, giù non è sicuro, dopo l’incidente dell’anno scorso preferisco che ci mettiamo sopra”. La tragica esperienza di Paola mi ha salvato. Se ci fossimo seduti sotto non so che fine avremmo fatto. Adesso sto meglio e sono pronto a collaborare per capire cosa è successo, capire cosa fare adesso, scoprire la verità. Carissima Signora Romano, sono a completa disposizione. La abbraccio con tanta forza, Le sono vicino.
Grazie di cuore.”

firmato: Diego Gandolfo

Annunci

Read Full Post »

A un anno dalla morte di Paola, la tragedia si ripete : ma non è una incredibile fatalità. E’ il realizzarsi di un’alta probabilità

A un anno dalla scomparsa di Paola volevo ricordare la sua morte che per molti versi, anche se apparentemente del tutto accidentale, è affine a quelle avvenute per lapidazione: rituale antico, spesso presente anche nell’ambigua realtà moderna dove sono tante le morti accidentali che si potrebbero evitare e che non trovano mai un responsabile perché, come nella lapidazione, molti lanciano pietre contribuendo alla morte della vittima, ma nessuno può individuare il sasso che è stato fatale. Così è avvenuto per la morte di Paola. Il comandante Scaduto che quella sera guidava il “Giorgione” è stato ritenuto responsabile di omicidio colposo per il quale ha patteggiato una condanna a 1 anno e dieci mesi con la condizionale. Ma è il vero colpevole o piuttosto un capro espiatorio? E’ l’unico che ha lanciato involontariamente la pietra che ha ucciso mia sorella o altri lo hanno fatto ma sono rimasti nell’ombra?
Così, mentre pensavo di ricordare Paola non solo affettivamente ma – per doveroso impegno civile – allineando sotto la data del 9 agosto di questo blog tutte le pietre che avevano contribuito a scagliare quell’aliscafo della Siremar contro la scogliera di Trapani, ecco che ieri, 7 agosto, la tragedia si ripete: nello stesso posto, alla stessa ora, con le stesse modalità. Una vicenda che suona come un terribile, inquietante “ve l’avevo detto io…” anche se non è così che volevo ricordare la morte di Paola. Anzi: l’intento dell’inchiesta avviata su questo blog era proprio scoprirne le vere cause per evitare che un disastro analogo si ripetesse. Invece, a distanza di un anno, non solo un altro analogo incidente in cui, come allora, solo per un miracolo è stata evitata una strage, ma anche la stessa inutile rappresentazione della “tragedia”: compresa l’apertura di inchieste da parte della Procura e della Capitaneria.
Ma questa volta, oltre al danno, almeno risparmiateci la beffa. Quale inchiesta e per scoprire che cosa? Quello che tutta la gente di mare – e non solo di mare – sa già e che è stato riportato con tanto di prove documentali e fotografiche a partire dal 15 agosto 2007 su questo blog? Quello che è stato ripetuto per l’ennesima volta proprio sull’ultimo “post” dove scrivevo che “la sicurezza – per lavoratori e passeggeri – è più di facciata di quanto appaia dalle statistiche” ? Non c’è bisogno di nessuna nuova inchiesta per sapere ciò che ho denunciato e documentato sul blog come sanno quelli che lo hanno visto. E che come me, sanno che l’ingresso di quel porto, da quando è stata fatta la nuova scogliera frangiflutti per riparare dal vento le barche dei miliardari, si è ristretto in maniera notevole. Sanno quanto sia difficile, di notte, tenere la rotta giusta e individuare il faro verde di entrata, perchè si confonde con le luci della città come mi avevano già denunciato molti comandanti. Ma soprattutto, come me, sanno che esiste una tecnologia denominata VTS in dotazione alle Capitanerie italiane o al corpo Piloti – una sorta di multavelox dei porti – che potrebbe garantire il rispetto della velocità o avvisare il comandante che si trova in rotta di collisione. Un sistema spesso inutilizzato o male utilizzato perchè non piace nè agli armatori, nè alle capitanerie, nè a chiunque altro lo abbia in gestione poichè obbliga a rallentare – e, quindi, a diminuire le corse – o ad aumentare il personale di controllo. Non a caso, utilizzato solo per le navi, non viene adottato per gli aliscafi anche se questi ormai sono grossi e veloci mezzi di trasporto molto più a rischio di quanto si voglia ammettere. Se a questo si aggiungono gli orari ingannevoli pubblicati da diverse compagnie di navigazione per strapparsi i clienti che costringono indirettamente i capitani a viaggiare sempre sotto pressione e con pesanti turni di lavoro effettivo, si spiega perchè l’incidente nel quale mia sorella ha perso la vita si sia ripetuto con le stesse modalità appena un anno dopo. Non solo: come si vede dal caso di Paola, è più facile sacrificare un capro espiatorio – il comandante dell’aliscafo – che rimuovere almeno una delle vere cause dell’incidente. E c’è da giurarci che sarà altrettanto per l’aliscafo dell’Ustica Lines.

Questo non significa, però, che la mia inchiesta – partita con l’intento di evitare altri disastri assurdi come quello in cui Paola ha perso la vita – può ritenersi inutile e conclusa. Al contrario, alla luce di questi ultimi fatti, l’inchiesta continua.

Read Full Post »